Ignacio Ramonet, L’esplosione dei giornali, Napoli, Intramoenia, 2012, euro 18.

Guido Conti, Il grande fiume Po, Milano, Mondadori, 2012, pp. 438, euro 21.

Il sogno della letteratura. Luoghi, maestri e tradizioni, Daniela Marcheschi, Gaffi editore 2012, Roma,

Più alto del mare, Francesca Melandri, pp. 237, Rizzoli.

Anne Sward, Fino all'ultimo respiro, pp 324, Mondadori

Michail Elizarov, "Cartoni", pp 240, Atmosphere libri

Siamo nel 1988 quando il protagonista, un ragazzino di nome German, abbandona insieme ai genitori il piccolo paese per trasferirsi nella periferia di una metropoli russa. Qui stringe amicizia con una banda di teppistelli i quali lo soprannominano Rambo per la sua abilità nelle risse. I ragazzi decidono di spillare denaro a passanti solitari formando dapprima una, poi due squadre con altrettante presenze femminili: Anja e Sveta. Le ragazze aprono la pelliccia e restano nude; per questo spettacolino denominato “cartoni”, i malcapitati devono pagare. Ma un bel giorno la banda viene denunciata da un giovane “secchione” maltrattato dai ragazzi: tutti riescono a darsela a gambe tranne German. Catturato dagli sbirri, tra cui il grasso Baffi a Ferro di cavallo, finisce in una misteriosa Stanza minorile della polizia. Ad accoglierlo trova l’ispettrice capo Ol’ga Viktorovna Dan’ko. German rimane molto colpito dalle foto che vede appese alle pareti dell’ufficio della donna, in particolare da quella di colui che a breve entrerà nella stanza per mostrargli una filmina: si tratta di Aleksej Arkadevič Raziumovskij. German è costretto a visionare delle immagini commentate da Raziumovskij che narrano la storia personale di quest’uomo da bambino, del piccolo Aleša e degli efferati crimini da lui compiuti in una vetreria. Si tratta della storia della sua “rieducazione” avvenuta per merito di un pedagogo che a sua volta da piccolo aveva smarrito la retta via. La filmina termina con la storia di German in persona che, sottoposto a questo vero e proprio lavaggio del cervello, prova vergogna nel vedere sullo schermo una storia che in tanta parte gli appartiene. D’un tratto, la forte luce del proiettore costringe German ad aprire gli occhi: che sorpresa scoprire di trovarsi in una stanza d’ospedale, con a fianco la propria madre premurosa. La storia nella storia si conclude e torniamo nel presente: German viene dimesso dopo gli attacchi di epilessia, il medico Božko che lo visita successivamente si serve di un taumatropio per giungere a conclusioni più precise sul suo caso. Intanto, il ragazzino torna a scuola, cerca gli amici di sempre – Anja, Sveta, il Pelato, il Culturista e gli altri della banda –, ma invano. Il racconto si dipana negli anni fino all’università e delle strane coincidenze che continuano a ripetersi nella sua vita, finché tutti i tasselli del puzzle si ricompongono in un finale ottimista che racconta dell’ennesima crisi d’epilessia al termine della quale sarebbe spuntata di nuovo la luce.
Ci sono prodotti come i profumi con feromoni che arrivano all'anima, non è chiaro perché. Questo è successo con Elizarov e il suo Cartoni. La sensazione che ho avuto, dopo averlo letto, è stata devastante, molto forte, al 100% catarsi. Fin dai primi capitoli, dove la gioia della gioventù, l’ottimismo, il fango scorrono giù per il cortile, viene fuori lo stile magistrale dell'autore, la sua capacità di trasmettere l’atmosfera. E poi l’incontro inatteso con Raziumovskij, educatore ed eroe, concentra l'attenzione sull'uomo venuto dal nulla, che riesce a redimere il protagonista. Oppure l'insegnante era solo un eroe immaginario, uno schermo dietro il quale si nascondeva lo sguardo vigile della legge? Amo gli autori che impegnano l’immaginazione del lettore. Elizarov lo fa per tutto il libro, superando tutte le aspettative! Natali P., LiveLib
Elizarov – vincitore nel 2008 del "Russian Booker" con Il bibliotecario e spauracchio principale della intellighenzia liberale – ha pubblicato nel 2010 Cartoni - forse il migliore dei suoi libri. Un romanzo ultrarealistico; è una sorta di “Una discesa nel Maelström” dello scrittore statunitense Edgar Allan Poe: riposante ma, allo stesso tempo, terrificante.
Antonio Pennacchi, Palude, pp, 238, Baldini &Castoldi 2011

Giorgio Ficara “ Riviera”, pp. 181. EINAUDI

Giorgio Ficara ci propone una scrittura che si colloca nello spazio tra saggio e narrazione. L’autore racconta un luogo dell’anima, la Riviera ligure, con ricchezza di riferimenti che vanno dalla geologia storica alla cronaca, dall’etnologia alla cultura materiale, dall’arte alla letteratura. La scrittura è ondivaga, procede per brevi capitoli, passa per località, personaggi, emblemi, con un corredo di illustrazioni che arricchiscono il testo. Dall’inizio alla fine si svela la felicità di questo mondo: i convolvoli rosa che fioriscono da sette milioni di anni nel mese di maggio sulle ripide falde del monte di Portofino, Portus Delphini, “ luogo felice”, che teneva insieme gli idiomi del duca di Windsor, del barcaiolo, della cuoca; l’incontro con la serenità da parte dei molti personaggi che si sono affacciati su quel magnifico palcoscenico, da Petrarca a Winston Churchill, a Rita Hayworth con il suo principe Ali Khan. Che la Riviera abbia un colore suo non paragonabile a nessun altro, è la circostanza d’un principio generale: “Ogni luogo ha un’intimità e una potenza materiale. A Bordighera tra gennaio e aprile del 1884, Claude Monet dice che il paese che ha davanti e la luce nella quale esso sprofonda “non sono rappresentabili con i colori normali" e che avrebbe bisogno di una "tavolozza di diamanti e pietre preziose”. Naturalmente Ficara, con fede umanistica, ci parla molto dei liguri. Di gente cioè che “ fin da principio ha avuto alte montagne alle spalle e mare di fronte a sé. Un discorso che li riguardi è tanto più efficace con la zappa sulle fasce o con l’ascia nei cantieri navali”. Alcuni esempi per descrivere questo spirito: il grande Andrea Doria, che dopo aver combattuto per due papi e affrontato sul mare Solimano il magnifico, a oltre ottant’anni di età, a capo di una flotta va a riprendersi con decisione la città di Djerba; la vecchia Marietta, che vive sola, selvatica e muta in una sperduta casetta nel bosco del Levante, e fino alla fine dei suoi giorni lavora all’addomesticamento del bosco di querce, roveri e frassini, a fare manutenzione dei muri a secco, a trasportare a spalle, con le corbe, terreno fertile, trasformando lentamente quella antica civiltà in una nuova natura. Interessante il glossario delle espressioni dialettali liguri e la preziosa e ampia raccolta di note sulle opere citate. La Riviera dunque, “ accoglie insieme il clamore dell’innocenza che passa e il tremore velato dei lumi nel chiuso di un vecchio caffè”. Nell’epoca dell’indistinto, l’autore rilancia la solennità del paesaggio e dell’esistenza.
Savina Dolores Massa, “Mia figlia follia” (Il maestrale, pp 190

E' matta Maddalenina? Sembrerebbe se a 50 anni d'improvviso decide di volere un figlio da tre padri (anzi quattro contando un cero, sì proprio quelli di chiesa), se parla con una strega “di ossa e parapioggia” che neanche le risponde. E' brutta Maddalenina, sporca anzi puzzolente, orfana, povera e scema. Dalla scuola l'hanno cacciata subito: “mette freddo alla classe” disse la maestra. La parola che più spesso le dicono è “Vattene”. Talmente sola che a volte neppure l'ombra le fa compagnia. Eppure Maddalenina “si desidera eguale agli altri”. E se non ha compreso il valore dei soldi però comprende che “le bambole e le persone sono diverse” e sa dispiacersi “per gli occhi degli altri”.
“GAZA. RESTIAMO UMANI” di Vittorio Arrigoni, pp. 127, Manifestolibri.

“ Invisibile” di PAUL AUSTER. pp 223. EINAUDI

Un colpo di vento, FERDINAND VON SCHIRACH, pp. 237, Longanesi

Il penalista Berlinese Ferdinand von Schirach, noto in Germania per aver difeso personaggi famosi, è entrato nella schiera degli scrittori e l’ha fatto subito in grande stile. Il suo primo libro dal titolo tedesco Verbrechen, in Germania è diventato un beststeller nel giro di pochi mesi: in occasione della Frankfurter Buchmesse, i diritti alla pubblicazione sono stati acquistato da 20 editori di tutto il mondo così come quelli per girarne un film. Ora l’autore è uscito in Italia con il titolo Un colpo di vento, tradotto da Irene A. Piccinini e pubblicato per i Tipi della Longanesi: in 11 interessanti racconti dallo stile asciutto, laconico e sobrio, von Schirach attinge dalla sua ricca esperienza professionale di casi penali e narra storie vere che ci permettono di guardare nei più profondi abissi della natura umana.
“ Meccanica celeste”, MAURIZIO MAGGIANI, pp 312 – Feltrinelli

"Scene dalla vita di un villaggio”, di Amos Oz, pp 148 – FELTRINELLI

“ SUTTREE” di Cormac McCarthy. pp 560, EINAUDI

“ Tre donne”. Robert Musil. pp. 212 EINAUDI

In “Tentazioni della silenziosa Veronica”, anche lei impegnata in un triangolo mentale, c’è l’attrazione per Johannes, che parla di “ un orizzonte nuovo, impenetrabile, carico di una strana tensione” che lui tratta come “ un presentimento di un tutto”. Nello stesso tempo “la vicinanza in casa di Demeter l’aiutava e la metteva in difficoltà”. Non pochi studi hanno insistito nella esplosione dei costumi sentimentali e nel rimaneggiamento dell’Io che si verifica nella cultura che precede la prima guerra mondiale (Cfr. Schorse, Glaser, Huguet ): lo stesso Musil, nella sua grande opera “L’uomo senza qualità”, memore della dottrina erotica di Platone adotta una soluzione paradisiaca. Qui conduce invece direttamente agli inferi. Con questi racconti inediti e acuti ci lascia un’idea dell’individuo che comincia a relativizzare la nozione di divieto e che si lascia trascinare e sommergere dagli istinti.
“ ALTAI”, Wu Ming. pp. 411. Einaudi

"Forse il vento", di Massimo Novarin, pp 464, Robin Edizioni 2009

“ Sorella, mio unico amore” di Joyce Carol Oates. pp 667, Mondadori

Con questo romanzo la Oates conferma di possedere una fervida immaginazione ed una grande capacità di scrittura. Usando sapientemente la voce e la prospettiva di Skiler, prima bambino di nove anni e poi ragazzo di diciotto, la scrittrice dipinge la vita ipocrita di una famiglia benestante dell’area rurale – suburbana di Fair Hills nello Stato del New Jersey. Una famiglia costantemente in tensione tra conformismo e smodate ambizioni, in un mondo che ha fatto della corsa alla notorietà fin nella sessualizzazione dell’infanzia una forma esistenziale. Attraverso lo sguardo penetrante della Oates viene descritta una cittadina tranquilla e nello stesso tempo crudele, dove la scala sociale si misura per dimensioni delle abitazioni, conti in banca, cilindrata dei fuoristrada ,abiti firmati, costose frequentazioni di sofisticate palestre e centri benessere. Il monologo di Skiler rivela la paradossale ambiguità della vita psichica : nella sua famiglia c’è tutto, una mamma Betsey, “che non vuole sempre bene”, un papà Blix Rampike, somigliante ad Arnold Schwarzenegger “reaganiano da cima a fondo”, una sorellina Edna Louise, poi chiamata Bliss, che dopo un incidente che porta alla zoppia Skiler, come in una macabra fiaba dei fratelli Grimm diventa, all’età di quattro anni, l’amatissima campionessa nazionale della danza sul ghiaccio. Interessante ed affine la carrellata di bambini del luogo, affetti dai più vari disturbi psichici e consumatori dei più raffinati farmaci, le tipologie delle donne, prevalentemente di taglia quarantadue, o di maschi yankee, cordiali e gioviali, o rudi e spavaldi come bisonti. Ogni riga è un colpo di coltello affilato. Formidabile la scrittura: le invenzioni stilistiche, le note a piè di pagina, i soliloqui di Skiler. Il romanzo, forse un po’ troppo lungo, è dedicato specificatamente a quel nuovo sogno della vita americana,chiamato celebrità, e narra come Bliss, Bix, Betsey, perfino Skiler, vengono trascinati nella scia della giovane campionessa, “ come pezzi di carta nel vortice d’aria prodotto dallo sfrecciare di un camion a rimorchio”. E, ancora, come il successo della pattinatrice viene fatto rientrare nella vita della famiglia che, tutte le domeniche, con grande soddisfazione, va a messa alla Trinity Episcopal Church. A dir poco avventurosa e drammatica la parte centrale, in cui Bliss viene trovata morta. Un pedofilo, incolpevole, viene incriminato. La famiglia si sfascia. Poi, frammenti di cronaca si mescolano con l’indagine sui sentimenti famigliari. Il lettore, che deve aspettarsi l’incredibile, viene coinvolto in una vicenda edipica, viene messo a parte della crisi della moderna famiglia benestante americana, immagina i fratelli Coen tradurre questo romanzo in film.
Remo Zanella
“ Il peso della farfalla” di Erri De Luca, pp. 70. FELTRINELLI

“Il canto delle manere” di Mauro Corona, Mondadori 2009 , pp. 411

“ Lotta di classe”, di Ascanio Celestini. Pagg. 229 – EINAUDI

“ LA CHIESA DEL NO”, di Marco Politi, pagg. 356. Mondadori

Magda Szabò “ Via Katalin”, pagg. 198 – Einaudi

“ Il continente invisibile” di Jean Marie Gustave Le Clèzio, pp 126, Instar-libri

Remo Zanella
“ Go down, Moses” di William Faulkner, pp. 367, Einaudi

“ La figlia dello straniero” di Joyce Carol Oates, pp. 670, Mondadori

“ Il pane di ieri” di Enzo Bianchi, pp. 114 – Einaudi

Prendi un ambiente come quello del Monferrato. Facci nascere un uomo in una povera famiglia contadina. Portalo nell’alto Piemonte tra prati e fitti boschi, osservalo mentre fa crescere e fiorire il Monastero di Bose. Aggiungici la sapienza coltivata in anni e anni di studio e meditazione. Chiedigli di ricordare una frase breve di forma lapidaria o sentenziosa, o parole antiche che evocano i costumi sociali o il senso della vita per riportarle nella quotidianità attuale. Troverai dei racconti lievi e pieni di senso. Padre Enzo Bianchi con il suo ultimo libro “ Il pane di ieri”, dimostra di essere pienamente padrone delle espressioni idiomatiche e dei temi più importanti legati al patrimonio della civiltà contadina. Rimane subito impressa la frase lapidaria “ Fare il proprio dovere a costo di crepare”, ovviamente scritta in dialetto del Monferrato, alla quale fa seguito una più meditata “ Senza esagerare”. Bianchi, insieme ad altre, la definisce un magistero umano. Tra le seconde eccellono quelle riferite al cibo. Qui troviamo una piccola lezione antropologica sui prodotti, sulla cucina e la tavola come luoghi di umanizzazione e di convivio. Lì si intrecciano acqua, fuochi, aromi, prodotti commestibili, scambio con culture più lontane. Basti pensare all’olio, al sale, alle acciughe. In questo ambito si rivelano preziose le lezioni sul pane e sul vino. Il primo come simbolo della natura e della vita dura. “ L’uomo trae il pane dalla terra” narra con forza evocativa il salmo 104. E la civiltà del Mediterraneo ci insegna Bianchi, ha sempre accostato il pane ad un altro frutto della terra e del lavoro umano: il vino. Anche qui, il dono accanto all’essenziale, la gioia accanto alla sostanza. Ma se fino a sessant’anni fa, l’esistenza umana era gremita di questi simboli, oggi, purtroppo, nel linguaggio c’è poco di sacro e l’anima ha meno sapore. Questo monaco ci aiuta a capire che quello che è avvenuto non è stata la vittoria della laicità. E’ stato un impoverimento.
Uomo nel buio, di Paul Auster, Einaudi, pp 152

“ Il libro di mio fratello”, di Bernardo Atxaga, Einaudi, pp. 393

Remo Zanella
Lontano da Gerusalemme, di Giulio Busi, Einaudi 2003, pp 190

Rossovermiglio, di Benedetta Cibrario, Feltrinelli 2008, pp 212

“L’ottava vibrazione”, di Carlo Lucarelli, Einaudi, pp. 462

"Il capitalismo ha i secoli contati", di Giorgio Ruffolo, Einaudi 2008 , pp. 259

Cosa sono: il Kula ,il Potlach, il Karum e cosa li lega?
“ La porta”, di Magda Szabò, Einaudi, 2005. pp. 248

“Emerenc, ad un certo punto non volle più arricchire il proprio spirito e prese una decisione simile a quella del capitano Butler in Via col vento. Anche lei come l’eroe senza scrupoli del romanzo non volle più rischiare il cuore per nessuna causa e per nessun altro essere umano”.
Nel personaggio della padrona di casa si intuisce la vicenda autobiografica della scrittrice, colta ed affabile, che se dapprima si mantiene ad una certa distanza dagli altri, poi, per cerchi concentrici, attraverso la relazione con la figura principale del romanzo, la vecchia e generosa Emerenc dedita alle pulizie di casa, approfondisce se stessa e si apre al mondo.
Due esistenze preziose quanto distanti l’una dall’altra, due donne che, nonostante i conflitti, i fraintendimenti, le parole non dette e quelle dette di troppo, alla fine lasciano che la porta si apra e che l’intelligenza si incontri con il cuore.
Scrittrice raffinata e mai ampollosa, come nella migliore tradizione culturale del centro Europa da Kafka, a Schulz a Hrabal,
"Grand River", di Wu Ming, Einaudi, pp. 214.

"Una parentesi luminosa", di Marella Caracciolo Chia, Ed. Adelphi, pp. 177

