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Le iscrizioni per l'anno 2017-18 sono chiuse.

 

 

 


 
 

 

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IL CIRCOLO DEI LETTORI DI VERONA LEGGE IN OSPEDALE!

Grazie alla collaborazione fra l’Azienda ospedaliera universitaria integrata di Verona e il dipartimento di Filosofia dell'Ateneo scaligero, il Circolo dei lettori ha dato inizio a un progetto di volontariato molto atteso: i lettori che desiderano mettere a disposizione qualche ora del proprio tempo e la propria voce, possono infatti condividere delle letture con i pazienti di alcuni reparti dell’ospedale di Borgo Trento.
Il progetto volontari per la lettura è aperto a tutti, per partecipare tuttavia è necessario  essere soci (il costo della nostra quota associativa annuale è di euro 20) e partecipare ai nostri incontri di formazione gratuiti, che prevedono la frequenza di tre moduli: lettura espressiva, biblioterapia e medicina narrativa.
 
Chi volesse partecipare può contattare la coordinatrice Lidia Barion (349 684 7448) o scrivere una mail a lettorivolontari.verona@gmail.com
 
 
 

 

 
 

Dislocazione reparti

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NEUROLOGIA A
Direttore Dr. B. Bonetti, Coordinatrice Sig.ra Alessia Verzè
Reparto: Degenze (Stroke Unit e Neurologia Generale)
Polo Chirurgico "P. Confortini", scala arancione, 4° piano
Day Hospital/AMID:
Polo Chirurgico “P. Confortini”, scala arancione, 4° piano
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EMODIALISI  
Direttore Prof. A. Lupo, Coordinatrice Sig.ra Nicoletta Cazzador
I Piano Osp.Geriatrico - Lato Mameli - Palazzina n. 40
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CARDIOLOGIA
Direttore Prof. C. Vassanelli, Coordinatrice Sig.ra Valeria Tagliaferro
Reparto: Degenze
Terzo piano Area Degenze Scala Blu del Polo Chirurgico “P. Confortini”
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PNEUMOLOGIA
Direttore Prof. A. Rossi, Coordinatrice Sig.ra Monica Brentegani
Reparto: Degenze
Polo Chirurgico "Pietro Confortini" MDA 3G - 3° piano scala gialla
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Una testimonianza di Claudia

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 10.3.2016 Cardiologia, day ospital

Prima lettura: Carmela, lettrice da tempo, ex insegnante di lettere delle scuole medie.
Piccolo gruppo di ascoltatori, due donne e cinque uomini.
Carmela propone delle poesie di Pablo Neruda sugli ortaggi, visto che sono soltanto le 8,30 del mattino. Subito dopo, ripropone un libro, che durante l’ultima lettura era stato rifiutato: I Promessi Sposi riscritti da Umberto Eco. Il libro viene accolto da un inaspettato entusiasmo.
Carmela inizia a leggere, gli uditori sono rapiti e commentano, intervengono, scambiano opinioni con lei ogni qual volta entra in scena un evento particolare, magari scabroso, che ricorda accadimenti di oggigiorno. Una signora ripete più volte all’udire della reticenza di don Abbondio, della brutta storia di Gertrude e delle malefatte dell’Innominato: “com’è attuale!” Un signore, a cui piacciono molto i libri, commenta tutto serio; un altro si proclama come possibile discendente di Alessandro Manzoni, dicendo infine che il ritratto del libro non è così verosimile secondo lui.
Fra un brano e l’altro, tagliando qua e là per motivi di tempo, I Promessi Sposi giungono alla fine, a malincuore di tutti. Io, che non li avevo particolarmente amati in seconda superiore, sento il finale con nostalgia, la magia è finita. Uno spontaneo applauso da parte di tutti per ringraziare la bravissima lettrice.
Un signore viene chiamato dalle infermiere, altri due ringraziano e preferiscono salutarci. Il tempo, però , non è finito. Vengo invitata da Carmela a leggere un brano, ma in molti sono curiosi, perché lei ha appena proclamato la bellezza delle poesie di Neruda sugli ortaggi, così mi tiro indietro, anche se sì, lo ammetto, perché ho timore.
Carmela presenta brevemente Pablo Neruda, di cui scopriamo non essere il vero nome, ma uno pseudonimo usato dallo scrittore, per nascondersi dal padre.  Poi a richiesta, viene letta l’ode alla cipolla, che "ci hai fatto piangere senza affliggerci". Sempre su richiesta segue la lettura dell’ode al pomodoro, che è brevemente citata in una pubblicità di sughi alla tv: "si sposa allegramente con la chiara cipolla, e per festeggiare si lascia cadere nell'olio". Ma a questo punto Carmela vuole leggere la sua preferita, l’ode a "Il carciofo dal tenero cuore si vestì da guerriero".
Tutti applaudiscono, anch’io. Il tempo è terminato. Il signore serio mi guarda e mi chiede di leggere. Dico che non ho niente di così corto, ma Carmela chiede se possiamo avere più tempo e per l’infermiera non ci sono problemi. Mi viene chiesto cosa faccio o vorrei fare, perché sono giovane e dico che vorrei insegnare storia e filosofia. Vengo invitata, come ha fatto la Professoressa in pensione, a leggere in piedi rivolta a tutti gli uditori rimasti: tre uomini e una donna.
Il libro che ho scelto è Storia di una ladra di libri, di cui la signora ha visto il film. Lo presento brevemente, spiegando che non leggerò un parte del libro, ma una storia dentro la storia, quella che Max, l’ebreo fuggiasco, scrive per Liesel, la protagonista.
Mi tolgo gli occhiali da miope, gesto che viene commentato come teatrale, degno di ogni grande lettore. Emozionata e con voce incerta inizio a leggere La scuotitrice di parole. Il racconto mi piace, mi appassiona, mi affascina; quando l’ho letto la prima volta ho desiderato essere io stessa una scuotitrice di parole. Leggo qualche pagina, cercando dove fermarmi, per non fare troppo tardi, ma non trovo mai il punto giusto. Sento un signore che lì vicino parla con l’infermiere, che gentilmente lo invita ad abbassare la voce, perché è in corso una lettura. Dopo un po’ alzo gli occhi dalle pagine e mi accorgo che è calato il silenzio, tutti mi guardano e ascoltano. Capisco che devo finire di leggere.
Finisco il racconto. Momento di silenzio, applauso. Sorrido. Mi fanno i complimenti, in particolare il signore serio, perché dice che sono così giovane. Tutti stringono la mano a me e Carmela salutandoci e hanno dei bei sorrisi sui volti e gli occhi contenti, che brillano.
Io stessa parlo con Carmela, ora che siamo sole e capisco, realizzo di essere in ospedale, e dico che spero che per quell’ora e mezza, anche i pazienti che ci hanno ascoltato, siano stati altrove con la mente, come me. A quanto pare, a detta della professoressa di lettere, avrei un mio stile.
Grazie Carmela
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Pubblichiamo una bella testimonianza di Chiara, giovane studentessa di medicina. Grazie di cuore Chiara!
 
Questa mattina alle 9.30 sono andata al DH di neurologia per leggere.
Ho proposto il romanzo di Sepulveda: “Storia di una gabbanella e del gatto che le insegnò a volare”. Al mio arrivo ho comunque chiesto a tutti se poteva far piacere ascoltare la storia che avevo scelto.
 
Oggi è stata per me la seconda volta come lettrice e  devo dire che è andata davvero meglio della prima. 
La scorsa volta ero meno preparata e ricordo di aver letto quasi ininterrottamente per il tempo che avevo a disposizione, a scapito della conversazione libera, e che solo una persona delle quattro presenti aveva voglia di ascoltare. Non ero capitata in una giornata particolarmente positiva e anche portando tutta la mia buona volontà, in certi momenti è proprio difficile, se non impossibile, alleviare l’atmosfera di sofferenza dei luoghi di malattia e muoversi con delicatezza in mezzo a persone malate, spesso stanche e infastidite. Soprattutto in qualità di studentessa di medicina agli albori del mio percorso, questo per me è un tasto molto delicato.
 
Alla fine  il bilancio è stato comunque positivo, sono stata caldamente ringraziata al momento dei saluti e ho lasciato la mia copia del gabbiano Jhonatan Livingstone all’uomo che si era particolarmente appassionato e voleva sapere la fine della storia.
 
Per me la relazione e l’interazione con altri esseri umani può essere un enorme regalo, come accade nella lettura, dove si viene a contatto con l’animo dello scrittore in modo diretto.
 
E’ un ruolo difficile quello di avvicinarsi ai pazienti,  riuscire a non ferire o non infastidire qualcuno che già soffre e si trova in un momento della vita in cui affronta una difficoltà molto importante.  L’aspirazione per me in questa attività, è quella di riuscire ad alleviare la sofferenza, portare in dono la compagnia e tutta la mia buona volontà, augurandomi che ciò basti in qualche miracoloso modo a spostare la preoccupazione e il dolore dal primo posto nella vita, per il maggior tempo possibile.
 
Rispetto alla scorsa volta, oggi posso dire che sento che la mia visita è stata un successo.
La partenza è sempre il momento più difficile, ma siamo riusciti a creare un clima a tratti davvero spensierato e a far emergere sentimenti positivi con il coinvolgimento di tutti, un po’ alla volta. 
Eravamo 9 nella stanza. Ho iniziato raccontando la storia a tratti generali per introdurre, sintetizzare e per non annoiare troppo ( imparando dalla scorsa esperienza ) e soprattutto tagliando in poche parole i pezzi più tristi del libro.
Ho invece letto alcuni capitoli per intero, a partire da quello in cui è presentato Zorba, il gatto nero grande e grosso protagonista della storia.
Nell’ascoltare la descrizione del comportamento e dei pensieri del gattone è venuto a tutti spontaneo parlare e condividere la propria personale esperienza di amore e simpatia con i propri amici a 4 zampe. Abbiamo condiviso racconti e fotografie e soprattutto ero davvero felice di vedere sorrisi e riaccendersi luce negli occhi della persone. Praticamente tutti volevano dire la loro, anche chi era partito dicendomi : "guarda oggi proprio non ne ho voglia mi dispiace" ( io avevo risposto che per non disturbare potevo spostarmi e parlare più a bassa voce, ma non è stato necessario) e anche chi stava  in disparte perché magari era più timido mi sembrava ascoltare e osservare ciò che stava accadendo nel cerchio di quella stanzetta.
 
Sono andata avanti raccontando un po’ la storia a voce, cercando, una volta esaurito il primo momento di conversazione, di riprendere il filo e introdurre così un altro capitolo, secondo me tra i più belli, che è quello in cui si valorizza l’affetto di Zorba (gatto) per la Gabbanella Fortunata, a dispetto delle loro differenze. Ciò ha suscitato in una paziente di fronte a me il desiderio di condividere un pensiero che le è nato ascoltando la storia, dicendoci che forse aveva trovato il modo di usarla per spiegare alla figlia di 4 anni il concetto di diversità.
 
Un’altra ragazza mi ha detto che è stata molto felice di risentire questa storia che aveva letto tempo prima e che, riletta ora in un momento diverso della vita, sembrava nuova e ricca di messaggi inediti: è stata molto felice di questa iniziativa. Devo dire che se anche non l’avesse detto lo avrei colto dalla dolcezza e dall’entusiasmo nei suoi occhi ogni volta che mi rivolgevo a lei con lo sguardo o qualche domanda.  
Ho letto poi l’ultimo capitolo, quello in cui finalmente la gabbianella spicca il volo e il gatto mantiene le sue promesse.
 
I momenti più apprezzati dai pazienti secondo me sono stati quelli di dialogo e condivisione in cui ognuno diceva la sua, più che quelli di lettura, che però sono stati lo spunto necessario e il trampolino per riuscire a creare unione e condivisione e trovare attraverso le parole dello scrittore qualcosa che in fondo appartiene a tutti, cioè l’affetto per gli animali per esempio, o altri valori che stanno dentro di noi nonostante le difficoltà che ci capita di incontrare.
 
Ho parlato un po’ di me per iniziare a rompere il ghiaccio, di come leggendo la storia a mia sorella sono riuscita a farla ridere, anche se anche lei in questi giorni è a letto ammalata, di come ho ritrovato per caso tra le pagine in un personaggio il nome (Bubulina) del gatto che abbiamo adottato 5 anni fa da un’amica di famiglia che non voleva più tenerlo per l’arrivo in appartamento di un vivace pastore tedesco, e che ora è membro a tutti gli effetti della mia famiglia.
 
La donna seduta di  fronte a me, sapendo che studio medicina e che ho 22 anni, mi ha chiesto se per caso conosco dei ragazzi che sono effettivamente miei amici e compagni di corso, ma non è stata una cosa imbarazzante o scomoda, tutt’altro, è diventato un pretesto per lei di presentarli con orgoglio, come zia, anche a tutti gli altri, e un modo per sentirsi più vicini e anche se solo per pochi momenti.
 
La cosa più bella è stata dimenticare il fatto che tutti in quella stanza  tranne me erano attaccati ad un ago, e sentire invece di essere tutti uniti dallo stesso amore per i propri cari, "pelosi" o meno .
 
Sono andata via in mezzo agli auguri e ringraziamenti e lasciandone altrettanti ad ognuno di loro. 
Verona, 15.01.2015

 


TESTIMONIANZE DEI LETTORI

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06.05.17 Fibrosi Cistica
Sabato come da indicazioni sono andata da N, un ragazzo veronese di 9 anni, che non aveva la fibrosi cistica ma appena nato aveva avuto problemi polmonari ed era dentro per controlli. 
Ho indossato la mascherina appena entrata ma poi la madre, che era in stanza insieme al padre, mi ha dato il permesso di togliermela se non avevo nulla perchè il bambino era da quando era piccolo che la vedeva con la mascherina e per questo aveva anche dei problemi di comprensione del linguaggio e preferiva leggere anche il labiale. 
Quando ho fatto amicizia con N, loro sono andati a prendere un caffè e ci hanno lasciati soli un oretta, cosi io mi sono accostata al letto ed abbiamo cominciato a leggere "GLI SPORCELLI" di Roald Dahl. Si è rivelata la scelta giusta perchè N è ancora un bambino e conosceva solo fiabe classiche come Pinocchio o i tre porcellini, ma gli piacevano i film di fantascenza. Non era comunque un lettore e quindi per tenere viva la sua attenzione le illustrazioni del libro erano perfette. 
Abbiamo letto e ci interrompevamo per commentarlo o per parlare dei suoi gusti in fatto di cibo, di macchine o di cose che venivano comunque citate nel libro, e aveva voglia anche di parlare, oltre ad avere un bel pò di passioni. 
Alla fine della lettura, dopo un oretta e qualcosa, lui era stanco, anche a causa delle medicine che stava prendendo, ma sembrava comunque divertito. 
Comunque una bella esperienza, bisogna far amare le letture a questi bimbi abituati ai film ed alla fantascenza. 
Grazie come sempre dell'opportunità :) 
 ANNA
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Oggi, 7 febbraio, 2014 ho letto per i pazienti del DH nel reparto di neurologia. Ho trovato delle persone, 3 donne 1 uomo e il marito di una signora che si è voluto fermare, disponibilissime ad ascoltare, quasi l'avessero atteso da sempre, quasi accettassero una terapia desiderata, più dell'anima che del corpo. Davvero emozionante, hanno detto. E lo è stato anche per me, che percepivo il nascere del loro benessere nell'arco del tempo. 
Letture: Il Granchio - Il Polpo -  Il Gatto di Raffaele La Capria e L'isola in mezzo all'Atlantico di Gianni Celati.
CARMELA
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Mi sono recato nella stanza delle terapie del DH di Neurologia, a Borgo Trento, alle 10.30. All'interno ho trovato quattro pazienti, quattro donne. Questo mi ha un po' spiazzato per il tipo di racconti che avevo scelto, in un certo senso molto "maschili". Ho deciso allora di introdurre con una breve spiegazione ogni racconto, in maniera da introdurle alla comprensione dei motivi della mia selezione e da consentire loro di poter seguire meglio la lettura. Credo sia stata una decisione opportuna, perché al termine di ogni racconto è nata poi una piccola discussione, in cui hanno espresso apprezzamento per quanto ascoltato e affrontato alcune questioni legate al testo. Credo sia stata una buona esperienza per loro. Per me sicuramente.
Ho letto tre racconti di Mario Rigoni Stern, tratti da "Uomini, boschi e api": "Nell'attesa, ascoltando il bosco", "Segni sulla neve", "Temporale di primavera". Poi ho letto "Notte di nozze" da "Il mar delle Blatte e altre storie" di Tommaso Landolfi.
GIANCARLO
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Il mio esordio nel progetto è avvenuto davanti ad un pubblico di tre persone ( una quarta non era interessata perchè terminava di li' a poco la sua giornata di terapia), che si sono dimostrate interessate, attive e curiose. Ho letto loro una novella di Pirandello, "La giara", poi ho fatto una piccola introduzione alla vita e alle opere di una delle poetesse che piu' ammiro, Wislawa Szymborska: abbiamo letto 5 poesie ed è stato...un successo! Questa esperienza mi ha arricchito e resa "colpevole" di aver diffuso una pillola di cultura, che assieme al sorriso del sole e al bel panorama delle nostre colline, rende migliore anche una giornata di terapia salvavita. SANDRA
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La lettura scelta: Palomar di Italo Calvino - sicuramente molto adatto all'occasione in quanto contiene capitoli brevi.
E' stata la prima esperienza ed stata particolare, oltre ad aver letto per la gentilissima Signora che avevo di fronte, mi sono aperta alla comunicazione! Non bisogna mai sottovalutare se stessi e chi si ha di fronte, c'é sempre qualcosa da imparare da ogni esperienza.
DANIELA

 

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Gli "ascoltatori" si sono dimostrati attenti e interessati e desiderosi di commentare e dire la loro. Che poi è la cosa che preferisco sempre. I racconti quindi sono piaciuti e hanno dato lo spunto per "ricordare" assieme proprio il periodo a cui si riferiscono. "È proprio così." dicevano. La scelta di leggere in sala di attesa va bene, e anche se a volte c'è un lieve brusio che può distrarre, basta rallentare o alzare lievemente la voce per mantenere l'attenzione. Poi ho notato che alcuni pazienti che non si sono seduti vicino hanno seguito lo stesso, semplicemente ascoltando.  
Ho letto "1970 Parcheggiare la macchina a cinque anni",  "1970 All'asilo con la corriera", "1973 Arzarè", "1976 Mio nonno nella cucina di via Trieste",  "1977 Baciare il Fina", "1978 Sulla soglia", racconti tratti da Caterina sulla soglia di Susanna Bissoli, Terre di Mezzo Editore, 2009. ROBERTA

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Il mio primo giorno di lettura ai pazienti del DH della  Neurologia ha entusiasmato me ed  i miei ascoltatori  che sono stati molto attenti  e partecipi ad ascoltare e a interagire alla fine di ogni lettura. Avevo scelto per loro due racconti brevi, "Il delitto perfetto" ed "Il pupo" tratti dai "Racconti romani" di Alberto Moravia ed un racconto"Il bagno delle donne" di una scrittrice siriana tratto da una raccolta di racconti arabi moderni. Il gruppo era formato da due donne e da due uomini, oltre che dal padre di una ragazza molto giovane che ha ascoltato frammentariamente in quanto occupata in altro modo. Dopo la mia presentazone ho chiesto loro se erano già dei lettori e di che cosa si interessassero, un signore mi ha subito detto di non leggere narrativa, ma solo libri di interesse professionale ed è stato proprio questo signore a mostrare un interesse inatteso ed a interagire con la sua dolcezza e curiosità. Ho notato che ciò che a loro è piaciuto di più è stato l'incalzare dei racconti "romani" dove Moravia ritrae in entrambi due personaggi che stanno per compiere un azione fortemente negativa, ma che poi, per una serie di circostanze, non la compiono raggiungendo però la consapevolezza della negatività di ciò che stavano per fare. A questo siamo giunti insieme discutendone.
Inoltre posso dire che il racconto dell'Hamman siriano è piaciuto ma troppo ricco di dettagli che la loro concentrazione, in quel momento di malattia, ha richiesto maggiore sforzo. Alla fine della lettura, che è durata poco più di un'ora, ma ci sarebbe stato tempo (io però non ne avevo molto) per andare avanti, mi hanno chiesto se il progetto continua e quando  sarebbe stata la prossima volta!!
RITA
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Le emozioni e lo scambio emotivo con le persone che ho incontrato nella sala di attesa dell'oncologia dove si è svolta la lettura è difficile da condensare in poche righe. La gentilezza della caposala mi ha fatto sentire accolta. Ho scelto testi differenti per tema e linguaggio, pensando che avrei potuto trovarmi di fornte a persone diverse per età, formazione, gusti. I sorrisi e le parole scambiati alla fine con i pazienti sono stati un dono per me. 
ISABELLA 
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La mia prima esperienza di lettura è stata presso il DH del reparto di Neurologia in presenza di 5 ascoltatori. Ho letto loro “L’uomo cha piantava gli alberi” di  Giono Jean e un racconto di Edgar Allan Poe “Il cuore rivelatore”.
La giornata di sole e la vista che per fortuna si gode dalla sala hanno reso questo incontro molto piacevole. Non nego di essere arrivata tesa, essendo la mia prima esperienza di lettura ad alta voce ad un pubblico che non fosse mia figlia, ma l’atmosfera era così familiare che mi sono bastati 5 minuti per sentirmi a mio agio. Sono stata fortunata a trovare persone disposte all’ascolto e interessate, e dopo la lettura abbiamo anche chiacchierato parecchio! Non so come si svolgano solitamente le terapie, ma la sensazione che ho percepito oggi era davvero serena e amichevole. MARIA ELENA
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Oggi ho letto un racconto di Antonio Tabucchi che si intitola Nuvole, tratto dal libro Il tempo invecchia in fretta, ai pazienti sottoposti a trattamento di emodialisi. La durata della lettura e' stata di circa 40 minuti, preceduta da una descrizione dell'autore e del suo stile. La stanza scelta dalla caposala era formata da 6 pazienti + 2 infermieri.
Una persona dormiva gia' quando sono entrata, le altre, mi e' parso abbiano seguito la lettura per tutto il tempo pur tenendo a tratti gli occhi chiusi. MICHELA
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Oggi in neurologia c'erano 2 pazienti, 2  giovani donne con sclerosi multipla. fra gli autori che ho proposto hanno preferito che leggessi dagli Amori difficili di Italo Calvino. Abbiamo anche parlato della loro malattia: la lettura si è rivelata e' un buono strumento per aprire la comunicazione!
ALESSANDRA

 

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Lunedì 17 marzo ore 9.30 sono stato nel reparto di Emodialisi di Borgo Trento in una stanza con 6 letti. All'inizio solo due persone mi rivolgevano lo sguardo, altre dormivano o sembravano assenti. Ho cominciato a scaldare l'ambiente con un mio pezzo forte che é Paolo e Francesca dal canto V dell'Inferno, recitato a memoria, presentando prima brevemente il contesto; e parlando della leggerezza nella poesia sono passato a presentare l'altro protagonista, il Perelà di Aldo Palazzeschi dal suo romanzo "Il codice di Perelà". Ne ho letto una trentina di pagine scegliendo i pezzi più spiritosi e godibili e due monologhi detti a memoria che ho studiato da ragazzo in Accademia a Roma con Sarah Ferrati. Alla fine  ho raccontato un po la mia storia, le mie scelte, la mia famiglia a qualche ascoltatore incuriosito. Durante la lettura ho visto aumentare il numero di spettatori. Oltre ai due infermieri, alle mie spalle in entrata s'erano avvicinate a sentire altre infermiere. Alla fine ho salutato tutti singolarmente, visibilmente soddisfatti. All'inizio però ho fatto un po' fatica. Gianni

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IL CIRCOLO DEI LETTORI RINGRAZIA ALESSANDRA, UNA PAZIENTE CHE CI HA GENTILMENTE SCRITTO:
 
Volevo esprimere la mia ammirazione al Circolo dei Lettori di Verona per la scelta di proporre delle "Letture in Ospedale". Ho potuto assistere ad una lettura mentre facevo la terapia. La persona che ci ha letto dei racconti di Buzzati era bravissimo e comunicativo. Grazie! Alessandra
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Oggi in Emodialisi ho letto per sei pazienti, di cui uno albanese. Ha detto che non capiva naturalmente, ma ha gradito, credo, il suono della voce. Gli altri hanno apprezzato tantissimo. Ho proposto loro una scelta fra La Capria, Celati, Buzzati e un assaggio di Szymborska. Siamo andati prima al mare con La Capria (Il Granchio e il Gatto), poi poesia (la cipolla e mia sorella) e a richiesta esplicita, Buzzati con  il racconto" E' proibito". Mi sono sembrati molto contenti anche dell'interruzione del silenzio che li accompagna in questa loro lunga permanenza in dialisi. Per  me, come sempre, una grande emozione comunicare attraverso la lettura ad alta voce. CARMELA
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Ecco il report Dialisi di oggi 14 Aprile. Sono stata contenta perché sono riuscita a coinvolgere 3 dei 6 pazienti presenti, e chiaccherare con loro alla fine di ogni lettura. La caposala infatti mi aveva avvisato preventivamente che tendono a stare chiusi nel loro mondo e a isolarsi. Un signore che all'inizio aveva le cuffie se le e' tolte e mi ha fatto domande sulla storia, un altro mi ha parlato della sua passione sugli aerei visto che un racconto che ho letto parlava proprio di questo, casualmente. E' piaciuto molto Kipling perché semplice e sereno. Ho letto poi 2-3 poesie d'amore di Tagore e parlato brevemente della sua vita. Infine ho chiuso con un paio di racconti brevi di letteratura americana (autori vari contemporanei) che hanno la caratteristica di farti immedesimare velocemente e "vedere" la situazione, uno sul jazz e uno appunto sugli ultimi istanti di volo di 2 piloti prima di catapultarsi fuori dall'aereo. Infermieri e pazienti mi hanno applaudita gentilmente! ALESSANDRA
 
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La lettura e' andata bene, ne siamo rimaste molto entusiaste!! Ci siamo presentate nella sala d' attesa di oncologia dove c'erano numerosi pazienti. Non era facile leggere poichè molti di loro erano intenti a entrare o uscire per i vari appuntamenti, ma superato lo scoglio iniziale ci è sembrato che fossero abbastanza interessati! Abbiamo letto Pirandello, alcune novelle fra cui La Giara. E' stata una bella esperienza e speriamo di poterla ripetere! SARA e VALERIA


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La mia esperienza come “volontari per la lettura” è iniziata nel reparto di Emodialisi. Ero stata annunciata precedentemente dalla simpaticissima caposala e quindi i pazienti mi attendevano… La stanza era completa, 6 persone di cui 3 che ascoltavano attentamente (gli altri tre non avevano la forza di stare svegli). Si sono fermate, molto interessate alle letture, anche due infermiere. Ho scelto dei racconti tratti da due libri di Mauro Corona “Le voci del bosco” e “Torneranno le quattro stagioni”. Sono partita da una breve presentazione dell’autore (ci siamo soffermati un po’ sulla tragedia del Vajont), narrando anche dei miei incontri con Mauro Corona in occasione delle sue visite qui a Verona, racconti che hanno suscitato un bel po’ di ilarità!… Contentissima dell’esperienza anche perché uno dei pazienti salutandomi mi ha detto “Molto interessante”… STEFANIA

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Arrivo al reparto di Emodialisi dell'ospedale Borgo Trento, felicemente puntuale, e incontro la caposala che mi avvisa della particolare condizione dei pazienti.  Potranno mostrarsi affaticati o attenti a seconda del momento oppure potrebbero stare male improvvisamente e allora dovrò smettere di leggere. Un infermiera sarà in stanza con noi. Così mi accompagna nella stanza: dei sei pazienti solo due sono svegli e mi salutano sorridendo. Gli altri sembrano dormire.
Mi presento e dico loro che leggerò racconti tratti da "Tutti primi sul traguardo del mio cure" di Fabio Genovesi. Perché è un autore che ho avuto il piacere di conoscere e che ha scritto in queste pagine la sua passione per il ciclismo e per la vita, raccontando le tappe del Giro d'Italia del 2013 con impareggiabile umorismo. E allora comincio a leggere, in sottofondo il rumore dei macchinari per emodialisi. Le infermiere ogni tanto si muovono, vanno vicino a qualche letto, controllano, sistemano, ma senza grossi problemi. E io continuo a leggere con l'attenzione dei due pazienti svegli, che di tanto in tanto sorridono. Quando finisco mi ringraziano e uno di loro, una signora, mi dice che è stata contenta di ascoltare questi racconti perché lei il Giro lo segue sempre così le sembra di viaggiare un po' per l'Italia.
Tutti primi sul traguardo del mio cuore, Fabio Genovesi, Mondadori, 2013.
Brani letti: 1984 – Io quando sono grande faccio il Giro  - C'è un cinese al Giro - Ratzinger contro Wojtyla - La storia siamo noi (io ed Enzo) - Grazie al Circolo dei Lettori per questa esperienza di lettura e condivisione. ROBERTA
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Oggi ho letto nella sala d'attesa dell'oncologia. Rispetto alla piccola sala della neurologia, dove avevo letto due mesi fa, e' stato difficile tenere alta l'attenzione, i pazienti erano tanti e c'era un andirivieni continuo. devo ammettere di aver fatto un po' fatica! Ho iniziato con un racconto di Agatha Christie, "Triangolo a Rodi" e poi, i primi tre capitoli di Adriana Zarri dal libro "Un eremo non è un guscio di lumaca" più il capitoletto "La gatta" dallo stesso libro che è piaciuto ad una signora che ha ascoltato tutto il tempo. RITA

 

 

 

 

 

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Lettura di ieri, sabato 26 aprile, è stata un'esperienza positiva, sia per me che (spero) per i pazienti. Letti due racconti, uno di García Márquez e l'altro di G. Rodari. Partecipazione dei pazienti un po' limitata (hanno seguito in pochi, alcuni erano indaffarati con le terapie) ma attenta, così come quella di tre infermierine presenti. DONATO

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La mia esperienza di lettura presso l'Ospedale di Borgo Trento è stata indescrivibile ed emozionante. Innanzitutto, ringrazio il Circolo dei Lettori di Verona per questa meravigliosa fusione tra letteratura e volontariato. Poi, vorrei ringraziare per la gentilezza e la cortesia il caposala del reparto Oncologia, Alessia Verzè. Infine, ringrazio anche tutti i miei attenti ascoltatori. Ho iniziato presentandomi e raccontando loro un po' di me e di quello che faccio. In seguito, dopo una breve introduzione di Cechov, ho letto un suo divertente racconto. Per cambiare ritmo e per non essere ripetitiva ho scelto di leggere anche qualche riflessione di Kahlil Gibran per poi concludere recitando alcune poesie di Pasolini, Alda Merini e altri autori meno conosciuti ma intensi e unici nel loro genere. È stato bellissimo quando dopo un'ora di lettura mi è stato chiesto di continuare a leggere. Ripeterei volentieri questa meravigliosa esperienza e spero tanto che l'occasione si ripresenti il prima possibile anche perché come scrive Daniel Pennac, "il tempo per leggere, come il tempo per amare, dilata il tempo per vivere". VERA

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Mattinata positiva, anche se effettivamente la stanza di attesa dell'oncologia e' difficile, perche' la lettura e' disturbata dal fatto che i pazienti vengono chiamati per le terapie, oltre ad esserci l'accettazione. Pero' ho trovato un gruppo simpatico di persone, che conoscevano Guareschi, e hanno ascoltato volentieri le storie di Peppone e Don Camillo, che si adattano bene anche per la brevita' e il tono leggero. Uno dei pazienti mi ha fatto la battuta e chiesto se io ero una volontaria o un condannato al volontariato... :). Una delle pazienti inoltre mi ha accompagnato nelle sale di terapia per mostrarmi che forse quelle sono aree piu' idonee alla lettura, e anche le infermiere hanno detto che non c'e' problema se ci spostiamo li' a leggere. 
Come sempre un' esperienza umanamente molto toccante e un arricchimento per me! ALESSANDRA
 
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 Ho presentato il libro di Francesco Piccolo "Momenti di trascurabile felicita'", da cui ho estratto alcune parti a mia discrezione. Il tempo totale della lettura e' stato di 1 ora, con una breve introduzione dell'autore all'inizio. Le persone che hanno seguito la lettura sono state tre, e una quarta in corso d'opera. Mi e' sembrato che abbiano tutti apprezzato: trattandosi di estratti del libro, facevo delle piccole pause tra le varie parti che leggevo, e il signore del letto alla mia sinistra ne approfittava per commentare e fare qualche suo intervento. Ho gradito questa partecipazione, che mi e' parsa un segno di interessamento. Bilancio per me positivo! MICHELA

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Primo giorno di lettura al reparto di dialisi dell'ospedale di Borgo Trento; ho letto alcuni fra i "Sessanta racconti" di Dino Buzzati. Mi sono presentata, spiegando un po' cosa faccio nella vita e perchè mi trovavo lì. Subito uno dei signori si è mostrato molto interessato, ha spento la televisione e tirato sù lo schienale del letto. Avevo portato "Ultimo viene il corvo", una raccolta di racconti di Italo Calvino. Ho pensato di proporne uno divertente: "Un Pomeriggio, Adamo". La cosa bella è stata che mentre leggevo anch'io mi divertivo e credo di averlo trasmesso anche a loro. Alla fine abbiamo cercato di confrontarci tirando le somme della storia. Sono stati molto contenti, anche il ragazzo, e mi hanno più volte ringraziata. Poi mi sono spostata nella sala dialisi dalla prima paziente, una ragazza giovane e molto disponibile. Ho pensato di proporle un racconto più impegnativo che ci desse degli spunti di riflessione: "L'occhio del padrone" e poi uno più leggero "Un bastimento carico di granchi" sempre della stessa raccolta. Anche un medico mi ascoltava. É nato un bel dibattito sui diversi divertimenti dei bambini di oggi rispetto a quelli di qualche decennio fa che poi è sfociato in una chiacchierata. Siamo stati tutti molto contenti, vivendo il momento con tranquillità e convivialità. Non ho per nulla sentito lo stacco paziente-volontario; mi è sembrato un semplice scambio di interessi e opinioni tra persone, e penso che questa sia stata la cosa più bella! CHIARA
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Sono arrivata in reparto e un'infermiera mi ha subito accompagnato nella stanza della dialisi. 
C'erano 6 letti: un paziente dormiva con un paio di occhiali scuri, una signora era piuttosto grave e semicosciente; gli altri 4, uomini di una certa età, erano interessati all'ascolto. Mi sono presentata, ho brevemente introdotto l'autore e il libro che avevo scelto (Marcovaldo di Italo Calvino) e soprattutto perchè lo avevo scelto. Dopo ogni novella dedicata a una stagione, ho cercato di commentare e di attualizzare la lettura ai giorni nostri, stimolando la partecipazione di tutti.
Gli infermieri erano presenti perchè spesso i pazienti avevano bisogno di assistenza. 
Nessuno dei pazienti conosceva Marcovaldo; quando sono uscita un'infermiera mi ha detto sorridendo che lo aveva letto a scuola e le piaceva moltissimo. Nel complesso direi che la prima esperienza è stata positiva. LAURA
 
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Per e letture in oncologia ho scelto alcune poesie di diversi autori....unico filo logico il mio gradimento. Per quel che ricordo: di Jaques Prevert,"Al mercato degli schiavi"," I ragazzi che si amano"; di C.Pavese "I gatti lo sapranno"; di E. Montale "Ho sceso un milione di scale"; di S. Quasimodo "Alle fronde dei salici"; di E. Ungaretti "La madre"; di A. Merini alcune poesie sull'esperienza del manicomio e sulla figura di San Francesco; "La felicità" di Fatima Masroud, ragazza marocchina vincitrice del concorso di poesia "Ha ragione Vincenzo". Per alleggerire il clima, alcune poesie in dialetto veronese ("El bognon" di B. Sartori; "Parchè ò pianto" di A.Buriana). Ho concluso con lo spiritual con cui concludo tutte le letture poetiche cui partecipo,"Tutti i figli di Dio hanno le ali". MARCO

 

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Sono stata in oncologia e ho letto dal Marcovaldo "Funghi in città "e "La città tutta per lui" Poi due perle di Alda  Merini. "Il Pastrano" e "Il grembiule" Ancora due cose di La Capria. "La Lezione del canarino" e " Il Granchio" Credo che abbiano gradito moltissimo, c'è stato anche qualche abbozzo di battimano e dispiacere di qualcuno che veniva chiamato per le cure .Nonostante  il via vai credo che siamo riusciti a crearci un piccolo spazio di...Beatitudine. Mi piace anche pensarlo. Meravigliosa terapia per loro e per me. CARMELA
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Sono stata accolta molto bene dalla caposala signora Doro oggi in dialisi, mi ha preparata all'approccio con i pazienti. Ho letto alcuni racconti dalla raccolta "Ti sento Giuditta" di Piero Chiara. Le donne hanno interagito di più, ma  alla fine delle letture anche un uomo si è aperto manifestando il suo apprezzamento. Le letture sono state gradite e i pazienti conoscevano l'autore, questo mi ha facilitato il compito concentrandomi su una lettura espressiva e molto più scorrevole. Ho potuto alla fine interagire con alcuni di loro approfondendo anche quel contatto umano, balsamo indispensabile a molti dei nostri malanni. Con stupore, quando mi sono congedata, anche gli altri pazienti , meno interessati alla mia "performance" , mi hanno salutato con calore... avevano recepito comunque qualcosa!! Grazie per avermi dato questa bella opportunità di servizio!! CINZIA

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Nonostante l’accoglienza non proprio calorosa da parte dei pazienti in dialisi (non tutti avevano voglia di ascoltare), la mia seconda esperienza è stata alla fine davvero emozionante. Ho portato con me “i Racconti” di Italo Calvino”, “Favole al telefono” di Rodari e “La preghiera della rana” di Anthony De Mello, brevissimi racconti dalla saggezza popolare dell’Oriente. Ho iniziato con Calvino, poi Rodari ma per lo più ho letto le piccole perle di De Mello. I brevi racconti si sono susseguiti per una buona mezz’ora e hanno suscitato non solo l’interesse dei pazienti “lamentoni” ma anche la loro curiosità poiché man mano che leggevo apostrofavano le mie parole con le loro riflessioni. Il tempo è volato….alla fine dell’incontro, un signore davvero gentile mi ha salutata sorridendo ringraziandomi perché con i miei racconti avevo riempito la stanza di bolle di sapone…. Grazie di tutto, Circolo dei lettori….non so se faccia più bene a loro o a noi questa esperienza! MARIA ELENA
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Il personale (le due infermiere) sono gentilissime ed i pazienti mi stavano aspettando...5 signore ed un ragazzo. Mi sono brevemente presentata, anticipando che sono lettrice di libri ai bambini e che era la prima volta che mi capitava di leggere agli adulti. Per mettermi a mio agio, ho pensato di iniziare la lettura con dei brani di Gianni Rodari: "Il naso che scappa", finale comico che ha "sciolto" l'atmosfera, "Giacomo di cristallo", che è piaciuto perché porta in sé una riflessione sul valore della verità ed infine "Il pozzo di Cascina Piana", che peraltro è molto piaciuto alla signora più anziana delle presenti, perché parlava di guerra e partigiani. Mi sembra che abbiano abbastanza apprezzato, nonostante il lessico semplice adatto ai bambini. A seguire, ho letto alcune poesie di Roberta Dapunt, contemporanea poetessa badiota (della Val Badia), portatrice di una poetica piuttosto sofferta e sicuramente impegnativa, ma che a me piace tanto perché spesso inserisce paragoni e metafore con il mondo naturale (la montagna, in cui lei vive). Piacevolmente sono nati spontanei dei commenti sugli scritti letti, ci siamo confrontati ed è stato molto bello. Le poesie, come spesso succede, hanno suscitato interessanti riflessioni ed osservazioni, tanto più che una delle ascoltatrici si è memorizzata il nome dell'autrice per andare a comprarsi una sua raccolta (è edita da Einaudi). Ho concluso con un albo illustrato per bambini! Non potevo certo fare a meno di proporre il magnifico "Tico e le ali d'oro" di Leo Lionni, che parla di amicizia e generosità, con semplicità e grande poesia. L'ho letto mostrando le immagini e mi sembra che abbiano apprezzato sia il contenuto sia le immagini stesse. Per me, è' stata una magnifica esperienza. Per loro, credo anche: mi hanno ribadito che apprezzano molto questo progetto del Circolo dei lettori, mi hanno detto che hanno trovato la scelta dei brani originale ed interessante e mi hanno chiesto quando sarei tornata! GIUDITTA
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Sabato è stata la mia prima volta. Sono andata nel reparto di dialisi senza sapere bene cosa aspettarmi. Accolta gentilmente dalle infermiere,  ho trovato silenzio e occhi chiusi e un’atmosfera di spossatezza e sofferenza. E’ stato difficile entrare in sintonia, soprattutto all’inizio, poi grazie ai testi in dialetto che per fortuna  la maggioranza capiva  sono apparsi anche  dei sorrisi e qualche battuta. In conclusione: esperienza forte, che continuerò senz’altro cercando di migliorare la mia lettura ma soprattutto la scelta dei testi, che secondo me dovrebbero essere  molto brevi e rasserenanti ma non banali. Sabato ho letto 2 racconti di Tabucchi Donna di Porto Pym  e Le balene vedono gli uomini, un racconto di S. Benni Beatrice e 5 brevi poesie in dialetto veneto. NINA
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Ogg esperienza molto positiva in Oncologia. Accolto molto bene dalla caposala nella sala d'aspetto, dove c'era già un nutrito gruppo di persone. Ho cominciato  a rompere il ghiaccio raccontando la mia storia di attore, le mie difficoltà, le cose belle del nostro lavoro, la funzione catartica e liberatoria della Poesia, cominciando con Paolo e Francesca, spiegandone prima il senso e poi il canto di Ulisse detto sempre a memoria e muovendomi nella stanza come fossi su un palcoscenico. Un po' di rumore all'inizio si è subito acquietato, con qualche sporadica uscita di qualcuno per le cure. Poi " Itaca " di Kavafis, fino a "Gigi er bullo" di Petrolini e " Il curato di Cucugnano" di A.Daudet, un brano da "Il piccolo principe"di Exupery e per chiudere "In un boschetto trovai pasturella" di Guido Cavalcanti . Il bello che una paziente giunta alla fine ha detto che conosceva una poesia di Trilussa e io l'ho invitata ad alzarsi e vicino a me l'ha recitata in piedi rivolta a tutti anche se molto emozionata, non se la ricordava tutta.Un altro paziente mi ha regalato una sua poesia scritta su un foglietto e alla fine molti applausi e ringraziamenti anche dalle infermiere dietro il vetro. GIANNI

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Nella sala d'aspetto dell'oncologia oggi c'erano molte persone, che si sono avvicinate a me per poter meglio ascoltare la lettura di due racconti: di A. Moravia, La ciociara e di M. Tournier, La leggenda della pittura. L'attenzione è stata alta, nonostante il disturbo delle chiamate e delle persone che andavano e venivano. Questi racconti sono stati apprezzati e hanno permesso di interloquire con i presenti; alla fine della lettura di entrambi c'è stato un applauso spontaneo che mi ha dato soddisfazione e mi ha confermato la validità di questa attività; una signora mi ha anche chiesto quando sarebbe stato il prossimo appuntamento. MARIA TERESA
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Mattina un po' disturbata dal continuo va e vieni di gente nel day hospital, pero' sono riuscita a leggere per un' oretta, e una paziente si e' anche fotografata il libero di Beppe Severgnini per comprarselo e anche una pagina che ho letto che le era piaciuta particolarmente. E' essenziale secondo me che scegliamo letture con testi  piu' brevi possibile, in modo da riuscire a gestire al meglio le frequentissime interruzioni e mantenere l'attenzione. Riscontro positivo comunque, i pazienti sono sempre contenti di averci! Alessandra
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Oggi in dialisi è andata molto bene, ho letto un racconto di Calvino e l'inizio di Firmino. I pazienti hanno apprezzato e anche se alcuni dormivano e soffrivano molto mi ha molto colpito la loro gratitudine quando sono andata via. Mi hanno ringraziato molto e pregato di tornare presto e la cosa mi ha fatto molto piacere. Se sono stata utile anche solo a farli riposare per un po' è già molto per me. Sara

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L'esperienza di lettura in Neurologia è stata bella, ma non facile. Mi sono subito resa conto che bisogna proporsi con garbo e rispetto. Ho fatto presente che non sono obbligati ad aderire a questa iniziativa. Ho poi cercato di stimolare la loro curiosità presentando i racconti brevi che avevo portato. Ne ho letto uno ( Il fantasma di Canterville, di cui avevo scelto le pagine più vivaci e significative); in questo modo sono riuscita a leggerlo arrivando fino alla conclusione (non mi sembrava giusto lasciarli lì... sul più bello). Alla fine mi hanno ringraziato dicendo che ero riuscita, per un po', a farli pensare ad altro... Penso che uno scopo di questo servizio possa essere proprio questo, tenere compagnia e offrire spazi diversi dove la mente, l'immaginazione, il cuore può andare... Patrizia

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Per la lettura del 12/12 in dialisi ho scelto il racconto "Oratorio di Natale" tratto da Adagio un poco mosso di Elena Gianini Belotti. In camera c'erano sei pazienti uomini (tre sonnecchiavano) e ho avuto un attimo di incertezza, in quanto il racconto è un monologo di una vedova sulle presunte qualità del marito. Poi ho pensato che sarebbe stato interessante per degli uomini ascoltare come li vedono le proprie mogli. Il racconto è piaciuto molto all'infermiera presente e ha suscitato alcuni commenti un po' polemici da parte di un paziente, che però ha apprezzato l'idea della lettura. E' poi entrato il cappellano e gli ho spiegato l'attività del Circolo dei Lettori: ha molto lodato l'iniziativa, pregando di portarla avanti. Laura

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Ciao! Mi pare sia andata bene c'erano solo 3 persone ma si è creata una buona interazione. Ho letto 2 racconti da Elefanti in giardino di Kuki Gallmann che sono piaciuti e 3 poesie in dialetto.  Nina

 

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In dialisi oggi molto bene direi! C’erano 6 persone, di cui 2 anziani che hanno riposato tutto il tempo. 
Due signore invece sono state molto attente da subito e un uomo mi ha chiesto di lasciargli i riferimenti del mio blog sulla lettura (citato durante la mia presentazione) perché li voleva passare a suo fratello, appassionato lettore, che mi ha già contattata commentando alcuni post. :)  
I racconti erano di media lunghezza quindi sono riuscita, in un’ora, a leggerne 3. Per quel che mi è parso, non si sono annoiati e hanno apprezzato. Beatrice
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Sono stata  a leggere in dialisi, e ho letto un'ora e mezzo . La maggior parte dei pazienti si e' dimostrata attenta, alla fine mi hanno ringraziato per le scelte, che erano Guareschi, Severgnini e Gibran. Anche gli infermieri hanno partecipato simpaticamente, sollecitando domande ai pazienti. Un buon pomeriggio davvero! Alla fine ero stanca, perche' e' sempre emotivamente impegnativo ma per me di grande soddisfazione! ALESSANDRA

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L'esperienza di sabato è stata meravigliosa anche se attraversare il reparto dialisi lascia sempre una sensazione particolare; in generale il volontariato a me lascia una strana sensazione come se mi volessi elevare a salvatrice del mondo quando in realtà ognuno ha i propri problemi, più o meno gravi. Questa volta mi hanno assegnato una stanza più piccola, con tre letti, l'unica in cui i pazienti sarebbero riusciti a stare svegli abbastanza a lungo da sentirmi leggere qualcosa. Come sempre mi sono presentata raccontando in poche parole chi sono e cosa faccio nella vita per poi presentare anche il libro; alla fine ero così convinta della mia scelta che non ho potuto non leggere "Memorie di un vecchio giardiniere" di Arkell Reginald.
I due pazienti più attenti hanno apprezzato molto la lettura nonostante non sia riuscita a portarla a termine e uno dei due ogni tanto si preoccupava di avvisarmi che anche se avrebbe chiuso gli occhi stava ascoltando attentamente tutto.
Alla fine quando mi sono resa conto di essere arrivata a metà romanzo ho deciso di avvisare il mio pubblico, se così posso chiamarlo, anche perché senza che ce ne fossimo accorti sono stata con loro dalle 9.20 fino alle 11!!
Non c'è stata molta interazione durante la lettura però ho scelto questo romanzo proprio perché soprattutto ad occhi chiusi ti permette di immergerti in quel mondo sentire chiaramente il profumo dei fiori, l'odore dell'erba appena tagliata ed il rumore del vento tra le foglie.
Ho provato a contattare il reparto perché vorrei far recapitare una copia del libro ai pazienti di quella stanza, vediamo se riuscirò nell'intento.
Per il momento attendo con ansia la prossima lettura! CHIARA
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