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Questa pagina è dedicata alle ultime novità editoriali ed è curata da Sara Zanini. Le case editrici che vorranno segnalarci romanzi o saggi potranno farlo inviando una mail a sarita.zanini@gmail.com .

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SUL CORNO DEL RINOCERONTE, Francesca Bellino, L'asino d'Oro Edizioni, 2015, pp 247

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Meriem è morta. Mary è atterrata a Tunisi per partecipare al funerale. È sconvolta e disorientata, ma sa che per raggiungere Kairouan, la città natale dell’amica, deve prendere un taxi. Così, sale sul primo che trova. Il tassista Hedi diventa per lei una sorta di Virgilio: con lui Mary attraversa un paese in equilibrio precario tra festa e rivoluzione, speranze e proteste, nel pieno degli sconvolgimenti politici successivi alla liberazione dalla dittatura. Durante il viaggio, irrompono nel presente i ricordi di Mary, momenti della vita a Roma con Meriem e della vacanza a Kairouan dove si è innamorata di Faruk... Rivelandosi gradualmente a se stessa, Mary prenderà coscienza dei propri limiti e attuerà la sua personale rivoluzione. 
Con questa road novel dal finale a sorpresa, l’autrice racconta l’amicizia fra due donne che cercano e trovano, ognuna a suo modo, la propria identità e la propria affettività, facendo emergere aspetti insoliti di due culture diverse.

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SCOMPIGLI IN FAMIGLIA, Corinne Devillaire, Edizioni E/O, 2015, pp 224, traduzione Silvia Manfredo

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Lontana da suo figlio Frédéric, che lei ha respinto da sempre, Malou conduce una vita tranquilla e lussuosa col suo ultimo marito, un virtuoso della chirurgia estetica. È lui a effettuare i molteplici interventi che hanno sottratto il corpo di lei allo scorrere del tempo.
Frédéric ha interrotto ogni rapporto con la madre da anni. Fino al giorno in cui si presenta all’improvviso a casa sua con tanto di moglie e figli. La riconciliazione tra madre e figlio non avrà luogo, anzi. La breve visita, in cui si produrranno due colpi di fulmine dalle conseguenze catastrofiche, non farà che avvelenare ulteriormente una situazione familiare inverosimile.
 

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RITRATTO DI MADRE IN CORNICE AMERICANA, Miklòs Vajola, Edizioni Voland, 215, pp 208, traduzione Andrea Rényi

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Nella notte di Capodanno del 1956, una madre e un figlio sono costretti a separarsi da un destino imposto dal regime comunista ungherese. Le persecuzioni della dittatura – sfociate in due detenzioni – e i conflitti mondiali alle spalle spingono l’ormai ex aristocratica Judit Csernovics a inseguire la libertà fino in America. Ma il rovescio della medaglia è l’inevitabile distacco da Budapest e da suo figlio Miklós, intellettuale deciso a non abbandonare la patria in un momento tanto difficile. Una scrittura capace di comporre con eleganza le tristi vicissitudini familiari e uno spaccato fedele della recente storia ungherese, che evoca con delicatezza, rimpianto e immenso affetto la figura di una donna di alto rango ma dotata di uno spiccato senso pratico.

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ROSA SHOCKING, Adam Levin, Edizioni Clichy, 2015, pp 300, traduzione Sara Reggiani

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Dieci grotteschi mondi abitati da romantici senza speranza, omosessuali storpi, ideatori di bambole bulimiche, delinquenti, disadattati, ragazzi imbranati, coppie scoppiate, dieci realtà che mettono a nudo i nostri goffi tentativi di sfruttare il potere del linguaggio e dell'immaginazione. Rosa shocking è una surreale riflessione sull'incapacità di comunicare, sulla delusione, sul senso di colpa figlio del fallimento e sull'amore, che sa trasformarci in qualcosa che non avremmo mai pensato di diventare. E non sempre in senso positivo. Con questa raccolta Adam Levin si impone come nuova e audace voce americana capace di sfidare i limiti del racconto breve. 

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VIAGGIO INTORNO ALLA MADRE, Ornella Vorpsi, Edizioni Nottetempo, 2015, pp 112

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 Katarina è una madre in pena per il figlio febbricitante. La sua preoccupazione è che l’indomani, quando arriverà il suo amante, non le sia possibile lasciare il bambino al nido. Forse una Tachipirina e una pastiglietta di Lexotan lo terranno a bada? Ci troviamo subito non tanto davanti a un dramma della coscienza, quanto alla coscienza della forza del desiderio, del tempo che passa, della natura esigente e crudele dell’amore, che mette a nudo la relazione insondabile tra madre e figlio. Il romanzo comincia la notte e finisce la sera successiva, quando Katarina va a riprendere il bambino al nido e torna a casa piena di propositi effimeri. Viaggio intorno alla madre è un romanzo scandaloso e struggente, un romanzo che “brucia”, dove ogni parola scopre un tizzone di verità difficile da toccare.

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MALEFICA LUNA D'AGOSTO, Cristina Guarducci, Fazi Editore, 2015, pp 184

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Sullo scenario di una provincia toscana irreale, si muove la vicenda, piena di scontri e incidenti per un’eredità contesa, di una famiglia di origini fiorentine i cui numerosi membri presentano tutti caratteristiche di tipo animalesco. 
Al centro di questo racconto onirico, a metà tra il Calvino de I nostri antenati e le atmosfere di Trilogia della città di K di Ágota Kristóf, c’è Gaddo, uomo con le ali e creatura mostruosa, che porta su di sé i segni di un’antica tara destinata a tramandarsi di generazione in generazione. Attraverso mutazioni fisiche e metamorfosi interiori, a venir fuori da quest’intreccio originalissimo e pieno di colpi di scena sono in realtà le difformità umane, le qualità che caratterizzano ognuno di noi facendo di ciascuno una creatura speciale e unica. 
L’autrice è riuscita, in questo libro leggero e allo stesso tempo profondo, a rappresentare in forma di favola il nostro mondo interiore trasponendolo con grazia ed eleganza in un racconto allegorico a sfondo esistenziale. 

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I PIU' DESERTI LUOGHI, Silvana Gandolfi, Ponte alle Grazie, 2015, pp 307

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Olga Misurati, una donna di quarantasette anni, è scomparsa nel nulla da oltre due settimane. Il portiere del suo palazzo, preoccupato, rintraccia uno zio. L’appartamento è deserto: Olga ha lasciato solo una valigia aperta, come se stesse per partire per chissà dove, e un diario, dove racconta i suoi ultimi mesi. Solitaria, dimessa, ha dedicato tutta la sua vita al fratello, Leandro, con cui vive nella grande casa di famiglia: dopo la morte della madre, devastata dalla depressione, il padre si è rifatto una vita in Australia. Olga accudisce il fratello disabile e quasi cieco, risvegliatosi per miracolo da un coma durato dieci anni. Fra le tante stanze disabitate dell’appartamento, dove regna un «silenzio plumbeo e misterioso», una in particolare racchiude un universo segreto. Dietro una porta blindata, nascosta a sua volta da un vecchio arazzo, si trova la «sala gialla», dove nulla può filtrare dal mondo esterno. È un luogo magico, un tempio dell’interiorità, dove spira «un alito freddo» e indefinibile, l’oro delle tappezzerie sbiadito dal tempo. È qui che Leandro si trasforma: investito da una sorta di potere sciamanico, coinvolge la sorella nel «Gioco», in cui evoca paesaggi illusori ma estremamente vividi. Ma cos’ha spinto Olga alla fuga? Quali segreti ha affidato alle pagine del suo diario? Cosa nasconde il rapporto morboso tra fratello e sorella? Silvana Gandolfi, già affermata autrice di libri per bambini, esordisce con un noir psicologico di rara intensità, fra ambienti goticamente moderni, teatro di solitudini irrimediabili, quotidiane. Sono i «più deserti luoghi», dove vagano anime senza speranza, perennemente in bilico fra ricordi, presenze impalpabili, lucidi deliri: in fondo, «la pazzia non è che un modo oscuro di dire verità profonde».

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LA BUONA LEGGE DI MARIA SOLE, Luigi Romolo Carrino, Edizioni E/O, 2015, pp 224

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Mariasole Simonetti stringe la mano del figlio mentre segue il carro funebre che sta accompagnando suo marito Giovanni Farnesini al cimitero di Poggioreale. Nel lungo tragitto, tra il rumore delle serrande dei negozi chiuse a metà per rispetto e il dolore che la spezza in due, Mariasole ripercorre gli eventi che l’hanno portata fino a questo tragico momento. Il cadavere di Giovanni, figlio del boss Don Antonio Farnesini, è stato trovato sugli scogli di Mergellina. La sua colpa è di aver violato la legge più importante del giuramento del clan Acqua Storta: «Un camorrista deve sempre ragionare con il cervello, mai con il cuore».
Con il padre in carcere e il suocero latitante, l’equilibrio delle forze interne alla federazione Simonetti-Farnesini è minacciato. Spetta a Mariasole prendere le redini del clan e l’investitura le arriva dalla matriarca di Procida, Angela, madre naturale di Don Antonio e donna dai mille segreti. Non è questa la vita che Mariasole aveva scelto per sé e per suo figlio Antonio, ma non può decidere altrimenti. Costretta così a diventare capoclan della federazione, Mariasole con lucida ferocia usa la femminilità come un veleno per intossicare il destino del figlio, futuro erede al comando per diritto e dovere di nascita, e preservarlo quindi da una sorte per lui già tracciata. Perché la donna di camorra è soldatessa dormiente fino a quando non c’è necessità di svegliarsi, e fa paura, proprio come l’ombra silenziosa del Vesuvio che incombe sul golfo, un colosso apparentemente spento ma pieno di lava, pronto a eruttare in qualsiasi momento.

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EUREKA STREET, Robert McLiam Wilson, Fazi Editore, 2009, pp 414, traduzione Lucia Olivieri

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Belfast. Chuckie e Jake, protestante il primo, cattolico l'altro, sono legati da una profonda amicizia. Chuckie, antieroe grasso e sempliciotto, riesce a compiere mirabolanti imprese commerciali grazie a progetti tanto fantasiosi quanto ridicoli, Jake, invece, nonostante la sua scorza da duro, è un inguaribile romantico e non cerca denaro e ricchezza, ma un amore che gli riempia la vita. Sullo sfondo, i conflitti irrisolti del paese che balzano brutalmente in primo piano quando un attentato sconvolge l'atmosfera bislacca e farsesca che pervade il racconto. Sarà la commedia della vita a cancellare il sangue e le vicende improbabili e sgangherate di Chuckie e Jake, e a dominare di nuovo tra le pagine del romanzo. 

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TESTI SEGRETI, Marguerite Duras, Nonostante Edizioni, 2015, pp 126, traduzione Rosella Postorino

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Testi segreti sono tre racconti, intimi e assoluti al tempo stesso. Intimi, perché, pur non essendo le pagine di un diario autobiografico, lasciano intravedere come in filigrana le tracce di un vissuto, le cicatrici di antiche e più recenti passioni. Ecco allora che non è difficile riconoscere nell’uomo seduto nel corridoio Gérard Jarlot, l’«ultimo cliente della notte» con cui Duras condivise la follia di quelle giornate in riva alla Loira, in quel paese del nord dove si era recata per seppellire, senza dolore, il cadavere della madre. Così come quell’uomo atlantico ripreso dall’obiettivo della cinepresa ha le fattezze di Yann Andréa, «il bretone con gli occhi azzurri, pallido e dinoccolato, timido studente di filosofia soggetto a cicli depressivi» (Postorino), il giovane omosessuale che fu l’ultimo compagno e l’ultimo grande amore di Duras. Assoluti invece, perché partendo dalle rive della Loira o da Trouville si giunge fino a quella «falla improvvisa nella logica dell’universo» dove si consuma, come scrive Rosella Postorino, l’inaudito «scisma tra amore e desiderio», l’incontro cioè «tra un uomo e una donna assoluti, che in assoluto mostrano lo scacco inevitabile di ogni rapporto». Una coppia, la coppia: l’uomo e la donna, personaggi – ma forse sarebbe più giusto chiamarli attori – senza nome, quasi degli archetipi che portano sui loro corpi i sintomi di quella malattia della morte che Duras stessa imparò a riconoscere nella «strana inclinazione» del desiderio che condivise con Jarlot o nell’amore senza desiderio di Yann. Una malattia segreta che Duras ha saputo trarre dall’intimo di una vita e farla assurgere all’assoluto della letteratura. Un viaggio, come scrive sempre Postorino, «al confine del linguaggio». E dell’amore.

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L'OSCURA RETE DELL'ODIO, William De Andrea, Meridiano Zero, 2015, pp 192

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 Matt Cobb raggiunge la cittadina in cui ha frequentato l'università per occuparsi di nuovi affari e vecchi ricordi. Gli affari riguardano la presunta corruzione di un network, i ricordi alcuni ex compagni di studi, non tutti simpatici. Ma il dirigente di una rete televisiva rimane gravemente ferito in un incidente automobilistico, una ragazza in procinto di sposarsi viene brutalmente uccisa e lo spasimante di lei arrestato. Solo Matt Cobb crede nell'innocenza dell'uomo. Di certo non ci crede il miliardario padre della vittima,né ci credono la sorella della ragazza morta e l'ambizioso procuratore distrettuale. In fondo, non ci crede neppure l'avvocatessa dell'indiziato, ex fiamma di Matt Cobb. Ma la verità, pur con molte facce, non può essere che una, e Matt è fermamente deciso a dimostrarlo.

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PETRONILLE, Amélie Nothomb, Voland Edizioni, 2015, pp 128, traduzione Monica Capuani

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La storia di un’amicizia e di una passione. L’amicizia è quella fra due scrittrici, una già affermata e idolatrata dal pubblico e l’altra geniale ma esordiente all’inizio della narrazione: Amélie Nothomb e Pétronille Fanto. Il racconto scandisce i momenti più bizzarri di questo inusuale legame che prende forma e consistenza fra libri, librerie, letteratura e indimenticabili bevute. A unire le due donne infatti, oltre alla scrittura, c’è anche la comune passione per lo champagne. 

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UN ANNO CON I FRANCESI, Fouad Laroui, Del Vecchio Editore, 2015, pp 310, traduzione Cristina Vezzaro

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Quando il piccolo Mehdi Khatib si presenta al liceo Lyautey di Casablanca con due tacchini, tutti capiscono che viene da un altro universo: da Béni–Mellal, nelle montagne del Medio Atlante. Il suo maestro è riuscito a fargli ottenere una borsa di studio per la città. Nel luglio di quell’anno, gli americani hanno camminato sulla Luna e, nel settembre, Mehdi è atterrato tra i francesi. Con lo humour corrosivo che lo contraddistingue, Fouad Laroui racconta lo choc culturale di un giovane marocchino che scopre il mondo dalla visuale dei francesi. Mehdi, che ha passato i suoi primi dieci anni di vita accudito da una madre legata a una cultura ancestrale, è sconvolto dal cambiamento: è attratto da un lusso in cui si sente però fuori posto, da cibi che in realtà non gli piacciono, e fa fatica a non sentirsi un impostore in quel mondo a cui non appartiene. I giorni passano, individui misteriosi popolano la sua nuova vita, situazioni stupefacenti si succedono una dopo l’altra. Medhi deve arrendersi all’evidenza: non capisce assolutamente nulla. E per di più, quando comincia ad abituarsi, il direttore del liceo si rende conto che Medhi è l’unico a non tornare a casa per il fine settimana, e quindi, per risparmiare il lavoro del personale, decide di affidarlo alla famiglia di un compagno. In quella famiglia, Medhi troverà nuovi interrogativi e alcune risposte, fino al momento in cui dovrà scegliere tra il paradiso che gli viene promesso e la sua vecchia vita.

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LAMB, Bonnie Nadzam, Clichy Edizioni, 2015, pp 240, traduzione Leonardo Taiuti

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David Lamb, attraente uomo di mezza età, sta vivendo una profonda crisi: dopo la perdita del padre e il fallimento del proprio matrimonio, ha bisogno di una svolta. Spera di riuscire a riconquistare un po' di fiducia in se stesso e nella propria bontà dedicandosi all'undicenne Tommie, una goffa ragazzina incontrata per caso. È convinto di poterla aiutare a sfuggire allo squallore e all'apatia della vita cui sembra destinata, iniziandola alla bellezza della natura incontaminata. La persuade ad affrontare con lui in gran segreto un viaggio in macchina che da Chicago li condurrà in una baita sperduta sulle Montagne Rocciose. Tra Lamb e Tommie si instaura presto un rapporto ambiguo, e l'esperienza che finiranno per vivere cambierà entrambi in un modo che nessuno dei due avrebbe mai potuto immaginare. Lamb esplora quelle dinamiche di seduzione e dipendenza che oltrepassano i confini imposti dall'età anagrafica, analizzando le conseguenze dell'egoismo e della solitudine e costringendo il lettore a riconsiderare i preconcetti della moralità convenzionale.
Da questo romanzo è stato tratto il film omonimo presentato al festival South by Southwest (SXSW) di Austin, Texas.... 

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AMENDE. ACQUA DI FIUME, Obehi Peter Ewanfoh, BEKS Ewanfoh Books, 2015, pp 85

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“Amende è un racconto basato su una doppia riparazione: quella ad opera della Natura e quella agita dagli uomini. Già il titolo e il sottotitolo ci suggeriscono questa duplice interpretazione. Amende, il nome del ragazzino protagonista, attinge all’acqua del ruscello, come rivela la mamma morente alla vecchia Etusi, che gli farà da madre e padre assieme. Ma Amende richiama anche alla mente il verbo inglese “to amend”, che significa correggere, riformare, rettificare. Come la pioggia, dopo mesi di siccità, appare una benedizione per il villaggio e per la sua sopravvivenza, così il ritorno di Ikpea da un ingiusto esilio porta la comunità a riparare al torto subito, a ricucire lo strappo, a ricomporsi superando il proprio senso di colpa e a riappacificarsi con i propri antenati. Che i due eventi siano strettamente collegati tra loro lo si evince già dalle prime righe, da quel “chiacchiericcio” portato sulla piazza del villaggio dagli abitanti che rientrano a casa la sera: alcuni mormorano che l’assenza della pioggia sia una punizione divina per le azioni cattive fatte nel villaggio, altri sostengono che siano alcune persone malvagie presenti tra loro a trattenerla,” dal introduzione del libro, scritto da  Cadigia Hassan, giornalista e mediatrice culturale a Padova.

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LO SCAFANDRO E LA FARFALLA, Jean Dominique Bauby, Ponte alle Grazie, 2015, pp 128, traduzione Benedetta Pagni Frette

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L’8 dicembre 1995 un ictus getta Jean-Dominique Bauby in coma profondo. Quando ne esce, tutte le sue funzioni motorie sono deteriorate. Colpito da quella che la medicina chiama locked-in syndrome, e che lascia perfettamente lucidi ma prigionieri del proprio corpo inerte, Bauby non può più muoversi, mangiare parlare o anche semplicemente respirare senza aiuto. In quel corpo rigido e incontrollabile come lo scafandro di un palombaro, solo un occhio si muove. Quell’occhio, il sinistro, è il suo legame con il mondo, con gli altri, con la vita. Sbattendo una volta le palpebre del suo occhio Bauby dice di sì, due volte significano un no. Sempre con un battito di ciglia, ferma l’interlocutore su una lettera dell’alfabeto che gli viene recitato secondo l’ordine di frequenza della lingua francese: «E, S, A, R, I, N, T…». E, lettera dopo lettera, Bauby detta parole, frasi, pagine intere...Con il suo occhio Bauby scrive questo libro: per settimane intere, ogni mattina prima dell’alba, pensa e memorizza un capitolo che più tardi detta a una redattrice del suo editore. Così, da dietro l’oblò del suo scafandro, ci invia le cartoline di un mondo che possiamo solo immaginare, dove vola leggera la farfalla del suo spirito.

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IL TRAM, Claude Simon, Nonostante Edizioni, 2015, pp 137, traduzione Stefania Ricciardi

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L’ultimo romanzo di Claude Simon, forse quello più asciutto, minimo. Più che un compendio, un distillato, perfetto nella sua essenzialità. Tutto è condensato in poche pagine, una rara eccezione per la scrittura solitamente abbondante e cumulativa di Simon. La trama è un tragitto, quello di un tram chiamato memoria. Lungo i suoi binari transitano i ricordi pendolari dell’infanzia, che un uomo a fine vita, dal suo ricovero, rivede passare. Il tram, utilizzato per il trasporto scolastico, collega una città di provincia alla vicina spiaggia, distante una quindicina di chilometri. Il suo andare e venire da un terminale all’altro scandisce il corso della vita, con i suoi insignificanti e crudeli avvenimenti. La vita, sembra dirci Simon, non è che un transito – come ricorda beffarda la scritta TRANSIT sulla porta della camera dell’ospedale – attraverso «i successivi stadi della macchina umana dalla nascita all’agonia passando per tutte le deviazioni e le anomalie possibili sino al suo definitivo disfacimento». La rievocazione del mezzo di trasporto e dei luoghi da questo attraversati si incrocia e si sovrappone con l’ esperienza della malattia. Le due situazioni, poste agli estremi della vita dell’autore, dialogano tra loro grazie a un sottile gioco di rimandi e richiami che costituisce la struttura stessa del romanzo. Nella sua fragilità, la vita si ostina a seguire il suo corso attraverso dedali di corridoi e padiglioni di un ospedale, e imprevedibili coincidenze portano a volte i due tragitti – quello della vita e quello della memoria – a confondersi.

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LE OMBRE DEGLI AVI DIMENTICATI, Mychajlo Kocjubyns'kyj, Apice libri, 2015, pp 140, traduzione Inna Skakovska e Giuseppe Perri

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Le ombre degli avi dimenticati (1912) è un romanzo breve che descrive il mondo della popolazione carpatica dei Huculi (resa popolare in tempi recenti dai suoni delle canzoni di Ruslana, la nota cantante ucraina). Lo stile del romanzo, di cui viene presentata una traduzione inedita e particolarmente accurata, è quello di un aspro realismo magico: vi si narra l’amore contrastato di Ivan e Marička, innamorati nonostante il padre di lei abbia ucciso in un duello rusticano il padre di lui; Marička muore annegata e diventa una njavka (uno dei demoni femminili dell’ampio pantheon demonologico ucraino). Ivan sposa poi un’altra donna, ma ama ancora Marička, che una notte gli appare, donna e njavka al tempo stesso. Egli la segue, la protegge dalle minacce di un altro demone, ma poi muore. La prosa di Kocjubyns’kyj è forte e impressionistica, adatta a esprimere le forze primordiali e misteriose del mondo contadino e montanaro ucraino che egli narra. I riti folklorici, la psicologia feroce di un popolo la cui vita è assai dura, la naturalezza delle presenze numinose s’intrecciano in questo formidabile romanzo. Nel 1964 il regista sovietico Paradzanov ne ha tratto un film memorabile e apprezzato in tutto il mondo.

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LAST DAYS OF CALIFORNIA, Mary Miller, Clichy Edizioni, 2015, pp 250, traduzione Sara Reggiani

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Jess ha quattordici anni e il mondo sta per finire. Il padre, fervido credente, ha deciso di lasciare Montgomery, Alabama, e portare la famiglia a ovest, destinazione California, con la speranza di assistere alla Seconda Venuta e nel tragitto convertire quante più anime possibile. In compagnia di una madre rassegnata e una sorella adolescente (ribelle e segretamente incinta), Jess si confronta con i non credenti che incontra lungo la via, nei fast food, in diner polverosi dove il tempo sembra essersi fermato, in stazioni di servizio semideserte, in squallidi motel, sviluppando di riflesso una comprensione sempre maggiore di se stessa. Via via che si avvicina il Giorno del Giudizio, però, Jess scopre di non temerlo quanto pensava: la gravidanza segreta della sorella e il rapporto sempre meno saldo che lega i genitori incombono all’orizzonte con un’aria molto più minacciosa. In questo brillante debutto dai toni taglienti, le ansie adolescenziali e l’ardore evangelico seguono Jess nel suo pellegrinaggio attraverso un’America che sembra essere solo deserto, asfalto e cielo senza fine. Con sensibilità e finezza, Mary Miller reinventa il classico romanzo on the road, ravvivandone la tradizione e raccontando i disagi, le ingenuità e gli onnipresenti dubbi degli adolescenti, per i quali la fine del mondo sembra sempre a un passo e le illusioni sono indispensabili per proteggersi da ciò che non si è in grado di controllare.

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LA PRIMAVERA DEI BARBARI, Jonas Luscher, Keller Editore, 2015, pp 144, traduzione Roberta Gado

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Nel lussuoso resort tunisino dell’oasi di Shub sono riuniti personaggi disparati: Preising, un industriale che si è ritrovato milionario nel giro di pochi anni grazie all’in-
traprendenza del suo dipendente bosniaco Prodanovic, un ex campione di nuoto tunisino che detesta l’acqua, un cuoco carinziano di fama internazionale e soprattutto gli invitati all’esotica festa di nozze di una giovane coppia di broker londinesi. 
Ma mentre la festa tocca il suo apice, i segnali di crisi che da tempo minacciavano l’economia della Gran Bretagna diventano una drammatica realtà che travolgerà tutto e tutti...
Jonas Lüscher ci regala un libro raffinato, piacevole e pieno di ritmo che è anche satira acuta, originale e credibile dei nostri tempi, della deriva dell’economia e della finanza, e delle persone che – consapevoli o meno – ne sono responsabili.
 

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DIARIO DI UNA CAMERIERA, Octave Mirbeau, Elliot Edizioni, 2015, pp 256, traduzione Luisa Moscardini

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Pubblicato per la prima volta in volume nel 1900 dopo due apparizioni su riviste, il romanzo ebbe un impatto fortemente sovversivo per aver affidato a una cameriera il ruolo di protagonista e osservatrice lucida, implacabile e voluttuosa, di una borghesia ipocrita e corrotta. Célestine passa senza sosta di famiglia in famiglia senza mai trovare un ambiente che le consenta di restare, vuoi per le continue angherie delle padrone di casa, vuoi per le inevitabili avances dei mariti. Ma è soprattutto nei confronti del sesso che la figura di Célestine rompe gli schemi convenzionali dell’epoca: se da un lato l’erotismo è vissuto in maniera naturale, dall’altro il ruolo di “preda sessuale” appare come un estremo quanto vano tentativo di pareggiare i conti rispetto agli abusi subiti sul lavoro. Sullo sfondo la provincia francese di fine Ottocento, con i suoi giardini curati, le cene di rappresentanza, i delitti sordidi, le violenze insabbiate, l’antisemitismo dilagante.
Diario di una cameriera, pur utilizzando uno stile leggero e ironico, volle suscitare intenzionalmente nei lettori scandalo e nausea verso un sistema sociale basato su una moderna forma di schiavitù. In catalogo da oltre un secolo, il Diario, qui presentato in una nuova traduzione, ebbe anche due celebri trasposizioni cinematografiche: la prima di Jean Renoir nel 1946 e la seconda, nel 1964, diretta da Luis Buñuel, con Jeanne Moreau e Michel Piccoli. Nel 2015 è in uscita una nuova versione, interpretata da Léa Seydoux
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UNA CASA DI ACQUA E CENERE, Kalyan Ray, Nord Edizioni, 2015, pp 580, traduzione Francesca Toticchi

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Questo romanzo inizia con un delitto compiuto oggi, negli Stati Uniti. Crudele e misterioso come tutti i delitti. Anzi forse ancora di più. Chi poteva desiderare la morte dei Mitra, anziani e pacifici coniugi di origine indiana? E come mai l’assassino ha deciso di pugnalarli nel sonno, mentre dormivano abbracciati? 
A questo punto, ci aspetteremmo di leggere d'indagini, di prove, d'indiziati. Invece no. Voltando pagina, ci ritroviamo catapultati indietro nel tempo, nel 1848, e lontano, in Irlanda. Perché la morte dei coniugi Mitra ha le sue origini lì, in quel Paese devastato dalla carestia, da cui fuggono due amici: il primo, Pàdraig, per uno scherzo del destino si ritrova su una nave diretta in India. L’altro, Brendan, s’imbarca verso l’America, convinto che il sogno di una vita migliore possa diventare realtà. La storia di entrambi – e quella dei loro figli, e poi dei loro nipoti… – sarà ricca di tutte le sfumature dell’avventura umana: incontri, passioni, tragedie, avventure, amori e tradimenti tracceranno un arabesco colorato e imprevedibile, che si dipanerà lungo il filo della Storia e del mondo intero. Ma sarà soltanto ai nostri giorni che i due fili si salderanno in un nodo di sangue…
Perché noi tutti siamo come case, piene di ricordi e di emozioni.
Perché noi tutti siamo come case d’acqua, in perenne movimento, talvolta limpide, talvolta oscure.
Perché noi tutti siamo come case d’acqua e cenere: la cenere del passato, di chi ci ha preceduto, di chi ha amato e odiato prima di noi. Lasciandoci in eredità futuro.

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IL PREZZO DI DIO, Okey Ndibe, Clichy Edizioni, 2015, pp 250, traduzione Leonardo Taiuti

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Ike, immigrato nigeriano che vive a New York, è convinto di aver toccato il fondo. Malgrado una carriera scolastica impeccabile, coronata dalla laurea in economia in un prestigioso college statunitense, vede sempre frustrate le sue ambizioni lavorative per via del marcato accento. Costretto a sbarcare il lunario facendo il tassista, finisce per sposarsi in fretta e furia con la speranza di assicurarsi la sospirata green card, senza considerare gli strascichi che avrà su di lui il divorzio, altrettanto repentino, dalla disinibita Queen Bee. E tutto questo mentre la madre, rimasta vedova in Nigeria, continua a chiedere a gran voce il suo aiuto. Intrappolato in una parabola discendente, devastato dagli effetti dell’alcol e del gioco d’azzardo, un giorno Ike riceve da un amico un articolo di giornale in cui scopre l’esistenza di una particolare galleria d’arte in città, la Foreign Gods Inc., specializzata nel commercio di divinità esotiche. L’emarginazione, la solitudine e i tanti errori commessi in passato lo spingono a ricorrere a misure drastiche per dare finalmente una svolta alla sua vita. Decide così di trafugare e rivendere la statua dell’antico dio guerriero del suo villaggio natio. Il ritorno in Nigeria, però, non sarà rapido e indolore come credeva e Ike si ritroverà faccia a faccia con se stesso e la sua storia. In questo vivace romanzo, avvolto da un’aura a tratti mistica, Okey Ndibe delinea con sottile ironia le dinamiche del villaggio globale in cui viviamo, mostrando come l’avidità ha il potere di consumare ogni cosa, compreso il sacro, e svelando i sogni, le delusioni e le frustrazioni di chi continua ad inseguire il miraggio dell’America come terra di opportunità.

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LEGGENDE ISTRIANE, Iginio Udovicich, Apice Libri, 2015, pp 240

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L’Istria è ricca di fiabe e leggende che si perdono nel tempo, leggerle è come viaggiare nel passato per recuperare le tradizioni legate a una terra non più italiana, e ci aiuta a capirla e amarla di più.
In questo volume sono raccolte le leggende più significative dell’Istria, che affondano le loro radici nell’anima del suo popolo e ci permettono di ricostruirne le origini, i costumi, le vicende e le difficoltà. Attraverso queste narrazioni possiamo rivivere spaccati di una vita semplice ma dura e faticosa, condizionata da una natura ostile e da un territorio impervio e poco ospitale, come racconta la leggenda della formazione del Carso: la fantasia popolare ha immaginato che fosse stato originato da un dispetto del diavolo, a cui il Signore non ebbe tempo di rimediare perché impegnato nella creazione di Adamo ed Eva. Realtà e fantasia si incontrano per dare origine a un ricco apparato di storie che sono lo specchio di una parte del nostro passato, di ciò che la memoria ha conservato del rapporto col territorio, delle antiche credenze popolari, dei riti legati al trascorrere delle stagioni e al ciclo della vita. Il passato e le tradizioni dell’Istria rivivono nella raccolta di Iginio Udovicich, che ci restituisce la testimonianza preziosa di un forte senso identitario e di un ricco patrimonio culturale.

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LA STELLA DEL VESPRO, Gabrielle Sidonie Colette, Del Vecchio Editore, 2015, pp 280, traduzione Angelo Molica Franco

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Un’inedita e struggente Colette si racconta in questa raccolta, pubblicata per la prima volta nel 1946, lungo frammenti scritti con la cura e la sofisticatezza a cui ormai ha abituato i suoi lettori e di cui è diventata maestra: gli avvenimenti e le osservazioni della vita quotidiana: i capricci di primavera; i viavai del compagno; le visite che riceve; le audizioni per la riduzione teatrale de La Seconde; l’impegno a raccogliere tutte le sue opere per il progetto Oeuvre complète per l’editore Le Fleuron; l’Académie Française. Ormai immobilizzata dalla vecchiaia, dal peso e dall’artrosi, osserva il cielo, il succedersi al giorno della luna o del vespro nel quadrato ritagliato dalle finestre della sua grande casa a Palais–Royal. Leggiamo una Colette malinconica e meditativa, chiusa nel suo appartamento, in cui riceve, mangia, scrive e legge: evoca i ricordi dai tempi della guerra, medita sulla sua condizione di invalidità e i suoi nuovi rapporti con il mondo da scrittrice “nota e riconosciuta” e, amabilmente, conversa con le sue care presenze, con gli esseri da lei sempre amati – appassionatamente o teneramente – come la madre Sido; la figlia di cui evoca il ricordo della nascita nel 1913; Bertrand; l’ex marito Henry de Jouvenel; Polaire; il migliore amico nonché terzo e ultimo marito Maurice Goudeket; il giovane reporter che va a intervistarla; la prostituta Renée che le appare nel giardino innevato della sua casa, un giardino che dalla descrizione si distingue a fatica da quello di Saint–Sauveur. 
Arricchiscono il volume e accompagnano il lettore l’elegante postfazione di Angelo Molica Franco e la dettagliata nota biobibliografica di Chiara Carlino

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UNA LUCE IMPROVVISA, Garth Stein, Piemme, 2015, pp 434, traduzione Federica Merani

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È un pomeriggio d’estate e Trevor Riddell è in viaggio verso Seattle con suo padre. Viaggiano in silenzio: Trevor, quattordicenne, pensa ai genitori che si stanno separando, e gli sembra una cosa impossibile. Suo padre Jones guida, e intanto pensa al proprio fallimento economico, a sua moglie che si è allontanata, e alla grande casa di famiglia, dove ora è diretto con il figlio per un motivo che conosce soltanto lui. Lì, tra le mura di Riddell House, una immensa magione nei boschi, ormai mangiata dall’edera, fatta di mille stanze, sale da ballo e salotti un tempo sempre illuminati, si è svolta la storia dei suoi avi – piena di luci e bagliori, ma anche di ombre e oscurità. Una storia che comincia con il bis-bis nonno Elijah, barone del legname, colpevole di aver sventrato le foreste americane, ai primi del ’900, accumulando una fortuna immensa. E continua con i suoi figli e i figli dei suoi figli, vite splendide o spezzate, avvolte nel mistero del tempo, consumate tra errori, amori sbagliati, sogni troppo grandi. Spetterà al giovane Trevor, nella lunga, magica estate che lo aspetta, gettare luce sui misteri di Riddell House, e aiutare suo padre a riconciliarsi con il passato della sua famiglia, scoprendo che cosa ha avvelenato a poco a poco i suoi membri, per generazioni, come una maledizione.

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THEO, Paul Torday, Elliot, 2015, pp 192, traduzione Luca Fusari

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John Elliott è il parroco della chiesa inglese di San Giuseppe d’Arimatea, un edificio fatiscente con una congregazione di appena sedici fedeli. La scelta di John è stata guidata dalla volontà di seguire le orme del padre e dalla necessità di trovare un’occupazione, più che da un fervente spirito religioso, e negli ultimi anni è stata messa alla prova da una lunga catena di insuccessi. Tuttavia, spinto dal proprio senso di responsabilità, continua insieme alla moglie a provare a risvegliare l’interesse della comunità nei confronti della sua chiesa, organizzando cene di raccolta fondi ed eventi di beneficenza… Fino al giorno in cui Theo (il piccolo protagonista di Una luce nella foresta), cadendo con le mani su un cumulo di neve, lascia due impronte di sangue. Le ferite che mostra, circolari e perfettamente al centro dei palmi, si rimarginano ancor prima che il parroco abbia modo di chiamare aiuto. In seguito si viene a scoprire che il bambino mostra simili segni anche sui piedi e sul torace, segni che fanno pensare a chiodi e croci in legno e che da qualche tempo appaiono per svanire misteriosamente subito dopo. Di cosa si tratta? Qualcuno commette violenze sul ragazzo o la congregazione, e con essa il reverendo John Elliott, dovrebbe gridare al miracolo? E perché il precedente parroco è finito in un ospedale psichiatrico? In questa sua opera lo scrittore inglese ci regala ancora una volta la sua irresistibile ironia, al servizio di una storia macabra, velata di fede e di mistero. 

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MILLE ESEMPI DI CANI SMARRITI, Daniela Ranier, Ponte alle Grazie, 2015, pp 540

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Cosa si fa quando la passione sfiora la vita e non si sa trattenerla con sé? Quale salvezza c’è per chi vive nella cieca ipocrisia del privilegio? Sono le domande che assediano Antimo, “proletario” che vive con la borghese progressista Luciana in una ricca casa di Roma nord, teatro di quotidiane nevrosi. Sul suo terrazzo si intrecciano odi e amori nel torbido, comico, tenero e indecifrabile tessuto delle relazioni umane. Una vita coniugale irta di spini, una figlia amata che studia all’estero, il rapporto impossibile col sesso e infine un incontro che lo incanta e lascia un segno indelebile nella sua vita. Proprio su questo terrazzo, Antimo ha infatti visto l’ombra della grazia, incarnata in Franca, anche lei di umili origini, stupenda figura di eroica solitudine e fragilità. Da allora ricerca quella bellezza ineffabile, in un continuo srotolarsi di situazioni tragiche e comiche in cui protagonisti sono gli amici di Luciana, artisti e professionisti, politici e rentier, personaggi privi di scrupoli, vincenti, ricchissimi, disabili morali, sfiorati dalla tragedia del terrorismo eppure graziati da una frivolezza congenita, ossessionati dal cibo e da una distorta coscienza politica. E nel mezzo di questo carnevale che inanella scene irresistibili, rifulge l’immagine dell’amore e della felicità perduta. Alla sua terza prova, Daniela Ranieri ci consegna un libro vertiginoso, commovente ed esilarante, pieno a ogni pagina di impareggiabile immaginazione, che potrebbe rivelarsi un classico del nostro tempo.

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QUANDO SIETE FELICI, FATECI CASO, Kurt Vonnegut, Minimum Fax, 2015, pp 107, traduzione Martina Testa

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«Quanti di voi hanno avuto un insegnante, in qualunque grado di istruzione, che vi ha resi più entusiasti di essere al mondo, più fieri di essere al mondo, di quanto credevate possibile fino a quel momento? 
Alzate le mani, per favore.
Adesso riabbassatele e dite il nome di quell’insegnante a un vostro vicino, e spiegategli che cosa ha fatto per voi.
Ci siamo?
Cosa c’è di più bello di questo?»
 
Nelle università americane il commencement speech è il discorso tenuto al termine dell'anno accademico ai laureandi da una personalità di spicco del mondo della cultura o della politica. Negli ultimi anni, i discorsi agli studenti di scrittore come David Foster Wallace ( Questa è l'acqua, Einaudi ) e George Saunders ( L'egoismo è inutile, Minimum Fax ) sono diventati grazie al passaparola dei veri e propri oggetti di culto, per gli studenti e non solo. Questo volume raccoglie nove discorsi tenuti da Kurt Vonnegut fra il 1978 e il 2004 e si propone come una piccola summa del pensiero di un maestro geniale e irriverente della letteratura del Novecento.

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IL GENIO DELL'ABBANDONO, Wanda Marasco, Neri Pozza, 2015, pp 352

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Vincenzo Gemito è uno scultore eccezionale. Peccato che il dottor Verdicchi lo reputi soltanto un pazzo violento e imprevedibile, e decida di farlo internare nell'ospedale psichiatrico di Villa Florent, fuori Napoli. In una notte di temporale, però, Vincenzo riesce a fuggire e torna a casa, tra lo stupore della moglie e dei parenti. Sa che ha a disposizione poco tempo prima che tornino a prenderlo, ma deve mettere in ordine il proprio passato. Inizia così uno stupefacente viaggio a ritroso nella vita di uno degli artisti meno noti del nostro paese. Nato da una famiglia povera, Vincenzo viene abbandonato sulla “ruota degli esposti” e adottato da una famiglia che ha da poco perso un bambino. Lavora come apprendista nella bottega del “Totonno”, che gli insegna a dipingere e a scolpire, fugge a Parigi dove incontra artisti e intellettuali e ritorna a Napoli nel 1880. La vita di Vincenzo, tuttavia, è tutt'altro che conclusa. Deve ancora incontrare Garibaldi e Verdi, innamorarsi di una donna che gli cambierà la vita, conoscere i successi professionali ma, soprattutto, le delusioni e le critiche (specie quelle legate alla statua di marmo di Carlo V, commissionatagli dal Palazzo reale) che lo porteranno a quella forma di follia maniacale che lo costringerà a trascorrere i successivi vent'anni in totale reclusione, tra il proprio studio e vari ospedali psichiatrici. Mescolando pagine di diario, corrispondenze epi~tolari e monologhi interiori, Wanda Marasco ricostruisce la storia di uno degli artisti più misteriosi ed eccentrici del nostro paese.

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LE MILLE LUCI DEL MATTINO, Clara Sanchez, Garzanti, 2015, pp 272, traduzione Enrica Budetta

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Madrid. La luce si riflette sulle immense pareti a specchio del palazzo. Emma guarda dalla finestra il mondo che si perde in quell'intenso bagliore. È seduta alla scrivania di un ufficio con cui non ha alcuna affinità. Perché fare l'impiegata in una grande azienda non è mai stata la sua aspirazione. Ma Emma deve ricominciare dopo il fallimento della sua storia d'amore e del sogno di diventare una scrittrice. Il posto di assistente è arrivato al momento giusto. 
Eppure quel lavoro non è come se l'aspettava. Il suo capo, Sebastián Trenas, passa le giornate a leggere libri: nessuna telefonata, nessuna riunione. Emma non riesce a spiegarselo, ma il suo sesto senso le suggerisce di non fare domande. Fino a quando arriva il giorno in cui non può più fare finta di niente. Mettendo in ordine alcune carte in vecchi faldoni, smuove qualcosa che doveva rimanere nascosto. Da allora tutto cambia: Trenas perde la carica di vicepresidente e dopo pochi giorni muore. Emma si sente in colpa e ha paura di quello che le sta accadendo intorno. Deve scoprire quale verità si cela dietro quegli uffici lussuosi e quelle pareti di cristallo. Perché nulla è come appare. E ora che due oscuri personaggi, due fratelli manager di successo, hanno sostituito il suo capo, la ragazza è convinta che i suoi sospetti siano fondati e che sia necessario scavare nel passato. Un passato che parla di bugie e segreti, di amori clandestini e di adozioni difficili. Solo in sé stessa Emma può trovare il coraggio per svelare il mistero. Perché c'è chi vuole fermarla. C'è chi vuole che su ogni cosa ricada il silenzio. Un silenzio a cui Emma ha deciso di dare finalmente una voce. Le mille luci del mattino, da mesi numero uno in Spagna, è una storia sulle trame nascoste e impreviste che legano le vite delle persone. Un romanzo dal respiro senza confini che insegna che niente è come sembra. E che la forza di una donna può sfidare l'oscurità. Perché c'è sempre qualcosa di segreto che vuole essere svelato.  

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SIAMO TUTTI COMPLETAMENTE FUORI DI NOI, Karen Joy Fowler, Ponte alle Grazie, 2015, pp 311, traduzione Laura Berna

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Non possiamo dirvi qui il fondamentale segreto di questo libro, che scoprirete leggendo. Possiamo però riferire quel che ne ha scritto la giuria del PEN/ Faulkner, uno dei più prestigiosi premi letterari americani, assegnato nel 2014 a "Siamo tutti completamente fuori di noi": «Fowler dà un nuovo significato al principio secondo cui “ogni famiglia infelice è infelice a modo suo”». E raccontare solo alcuni aspetti della trama: Rosemary Cooke ha cinque anni quando, d’estate, viene spedita dai nonni. Al ritorno in famiglia scopre che sua sorella è sparita e dell’argomento non bisogna parlare. Cinque anni più tardi, suo fratello scappa di casa, e probabilmente è ricercato dall’FBI. È facile intuire che la vita di Rosemary sia segnata da queste due assenze. Ma quando devi raccontare una storia, le ha insegnato suo padre, comincia dal centro. Salta l’inizio. E al centro di questa storia c’è lei ventiduenne che si ritrova finalmente a fare i conti col proprio passato e coi propri ricordi. Tra l’altro, e lei lo sa benissimo, dei ricordi non ci si può fidare più di tanto... Avete fra le mani un romanzo sorprendente. Le vicende della famiglia Cooke (decisamente non convenzionale, lo avrete capito; e tre fratelli così non si sono mai visti, nella letteratura di tutti i paesi) si intrecciano, nel racconto di Rosemary, con le sue avventure di studentessa, in un turbinio di battute sferzanti e colpi di scena. Spesso si ride, e talvolta si piange: due delle espressioni più tipiche di quel particolare tipo di primate che è l’essere umano.

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MORTDECAI, Kyril Bonfiglioli, Piemme, 2015, pp 266

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Charlie Mortdecai è un mercante d’arte “dissoluto e immorale” di nobilissime origini che – più che altro per non pensare a quanta poca raffinatezza ci sia oggigiorno là fuori – si diverte a vivere disonestamente. Amante della vita pericolosa, delle letture osé e di svariati tipi di liquori, non può fare a meno del suo maggiordomo-sgherro, Jock, che si delizia a eliminare eventuali scocciatori col suo tirapugni di ottone, ma sa anche preparare a Charlie gustose colazioni annaffiate di brandy. Di tanto in tanto, Mortdecai ha qualche cliente milionario che gli chiede di procurargli questo o quel quadro di valore. Stavolta, si tratta della “Duchessa di Wellington” di Goya, che fino a poco prima se ne stava beatamente appesa al Prado di Madrid. Le cose si complicano quando il mandante, certo Milton Krampf, multimiliardario americano sposato con la bionda e vogliosa Johanna, ha la brillante idea di morire…Riuscirà Mortdecai, insieme al fedele Jock, a sfuggire ai servizi segreti di almeno due o tre Paesi, e soprattutto al suo temibile nemico, nonché vecchio compagno di scuola, il poliziotto Martland – un uomo davvero poco elegante, che non sa distinguere un porto da un whisky ben invecchiato? Un romanzo irresistibilmente divertente pubblicato per la prima volta in Inghilterra nel 1972, che segna l’arrivo in Italia di un autore di culto, oggetto di una meritata riscoperta in tutto il mondo.

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LA TREGUA, Mario Benedetti, Nottetempo, 2014, pp 251, traduzione Francesco Saba Sardi

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“Signore maturo, esperto, posato, quarantanove anni, senza gravi acciacchi, ottimo stipendio”: cosí si descriverebbe Martín Santomé, il protagonista di questo classico della letteratura sudamericana. Schiacciato dalla noia di una vita da impiegato di commercio, vedovo con tre figli ormai grandi, guarda al trascorrere del tempo con tranquilla disillusione. E tutto rimarrebbe immobile fino al suo pensionamento, se in ufficio non venisse assunta la giovane Avellaneda, timida e chiusa in una silenziosa bellezza: per lei Santomé sente nascere un amore insperato, che lo porterà a vivere una relazione clandestina, rimettendo il tempo in movimento. Come Svevo in SenilitàLa tregua racconta la capacità straordinaria che ha la vita di prendere il vento e gonfiare le vele, per poi, caduto il vento, tornare alla quiete della bonaccia. Con questo romanzo Benedetti ha acquistato notorietà internazionale: il libro ha avuto piú di cento edizioni, è stato tradotto in una ventina di lingue e adattato per il teatro, la radio, la televisione e il cinema. 

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OGNI GIORNO COME FOSSI BAMBINA, Michela Tilli, Garzanti, 2015, pp 256

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I lunghi capelli di Argentina, un tempo corvini, ormai sono percorsi da fili argentei, ma i suoi occhi non hanno smesso di brillare. Perché Argentina, a ottant'anni, si sveglia ancora come fosse bambina. Ogni mattina attende con ansia quella sorpresa che le cambierà la giornata. Quella sorpresa che nasconde un segreto da non rivelare a nessuno. A scoprirlo è Arianna, che a sedici anni si sente goffa e insicura. È felice solo quando è circondata dai libri. Le loro pagine la portano lontana dai suoi genitori e dai compagni di scuola che non la capiscono. Essere costretta a fare compagnia ad Argentina è l'ultima cosa che avrebbe voluto. Ma quando Arianna fa luce sul mistero di quelle lettere che riescono a portare un sorriso sul viso della donna, tutto cambia. Qualcosa di forte inizia a unirle. Perché quelle righe custodiscono una storia e un ricordo d'amore. La storia di Argentina, ancora ragazza, e di Rocco che con un solo sguardo è stato capace di leggerle l'anima. La storia di un sentimento cresciuto sulle note di una poesia tra i viottoli e gli scorci di un piccolo paese. Un paese in cui Argentina non è più tornata. Ma Arianna è lì per darle il coraggio di affrontare un viaggio che la donna desidera fare da molto tempo. Un viaggio in cui scoprono che il cuore non smette mai di sognare, anche quando è solcato da rughe profonde. Un viaggio in cui scoprono che niente è impossibile, se lo si vuole davvero.
Michela Tilli ha scritto un romanzo indimenticabile, con una penna unica, intensa, incisiva. Ogni giorno come fossi bambina è un fenomeno editoriale che ha conquistato la critica, i librai e gli editori internazionali. La storia di due donne che appartengono a generazioni diverse e di un legame che supera tutte le barriere. Perché ci sono dei linguaggi che non hanno età né tempo, come quello dell'amore, dell'amicizia e dei ricordi. Perché in fondo non è mai troppo tardi per inseguire i propri desideri.

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THE WATER DIVINER, Andrew Anastasios e Meaghan Wilson - Anastasios, Piemme, 2015, pp 322, traduzione E. Cantoni e B. Porteri

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Turchia, 1919. La prima guerra mondiale è finita, ma per Joshua Connor le battaglie continuano. Dalla nativa Australia, mosso da una promessa, è arrivato a Gallipoli, dove si è consumata una delle battaglie più sanguinose. Quella che gli ha portato via i suoi tre figli. La promessa, fatta alla moglie sulla sua tomba, è quella di ritrovarli e riportarli a casa, per dare loro una degna sepoltura. Joshua è un agricoltore, sa ascoltare la terra, sa trovare l’acqua nelle sue profondità – così cercherà di sentire il richiamo dei suoi ragazzi in quel luogo devastato dalla guerra. I suoi unici amici in terra straniera saranno il piccolo Orhan e la sua affascinante e infelice madre Ayshe, che gli offrono alloggio nell’albergo di famiglia, a Istanbul, allora ancora Costantinopoli. Sarà l’incontro con un ufficiale dell’esercito turco a offrirgli una svolta. Joshua scoprirà grazie a lui che il più grande dei suoi figli potrebbe essere ancora vivo. Comincia così un viaggio nel cuore dell’Anatolia – alla ricerca del figlio perduto, e della risposta alla domanda: se è ancora vivo, perché non è tornato a casa? Sullo sfondo di una Istanbul dolente e bellissima, una storia epica e travolgente. Lo straordinario romanzo ufficiale del film The Water Diviner, l’esordio alla regia di Russell Crowe, che interpreta il protagonista.
 

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MANUALE DI DANZA DEL SONNAMBULO, Mira Jacob, Neri Pozza, 2015, pp 512, traduzione Ada Arduini

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Amina Eapen è una fotografa di matrimoni, e vive a Seattle in un tipico appartamento da middle class. Sua madre, Kamala, vive nel New Mexico in una casa circondata da pioppi e da una mesa contro cui la sera echeggia lo stridio dei grilli. Sua madre detesta Seattle, una città perennemente "senza sole" dove, come ha letto su un numero di Rolling Stone che Amina le ha inavvertitamente lasciato, le rock star non trovano di meglio che spararsi. Una sera di pioggia la ragazza riceve una telefonata di Kamala. All'orecchio le giungono i rumori della notte del New Mexico, l'applauso soffocato del vento che soffia tra i pioppi, il ticchettio del lucchetto del cancello dell'orto. Le giungono anche notizie che non avrebbe mai voluto sentire: Thomas, suo padre, un medico stimato, di notte se ne sta seduto sotto il portico di casa in preda a febbre e a un furore di parole. E Kamala, infrangendo la legge non scritta di non valicare mai il confine della zona di casa riservata a Thomas, si è spinta nella luce gialla del portico giusto per udire il marito parlare con Ammachy, la nonna morta da quasi vent'anni in India. È chiaro che Amina dovrà precipitarsi laggiù, nella casa del New Mexico, dove albergano ancora i ricordi della sua infanzia e degli anni trascorsi dagli Eapen in India. La la storia di una famiglia indiana emigrata in America e di una ragazza che, scoprendosi donna senza aver realizzato nessuno dei suoi sogni, si avventura alla ricerca delle proprie radici.

 

CONDOMINIO OLTREMARE, Giorgio Falco e Sabrina Ragucci, L'Orma editore, 2014, pp 176

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Sulla riviera romagnola, a due passi da un Adriatico di piombo, nel silenzio di gennaio, si trova il Condominio Oltremare. Le "seconde case" fuori stagione - allegoria lancinante di un presente assiderato, spoglio, eppure infinitamente enigmatico - attendono quiete, in solitudine, il ritorno dei loro proprietari. Un quarantacinquenne in fuga da Milano ripercorre, a ritroso, vicende collettive ridotte a frammenti (l'arrivo degli "uomini delle berline nere", fra i quali Michele Sindona, che costruirono il petrolchimico di Ravenna e gli impianti balneari; la famiglia dei "tedeschi di Pomposa", che finì tra le vittime della Strage di Bologna) e si interroga su se stesso, sui genitori defunti, sulla comunità assente. Fotografie non meno enigmatiche restituiscono la medesima sostanza feriale di questo tempo senza tempo. Non c'è autore, oggi, che quanto Falco interagisca con poetiche e prassi dell'arte fotografica. Le immagini di Sabrina Ragucci, sua compagna di sempre in questa e altre avventure, costruiscono una vera e propria traccia visiva, un "racconto" che non si sovrappone a quello scritto ma lo raddoppia in un controcanto di concretissima allusività. 

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LA MELODIA DI VIENNA, Ernst Lothar, Edizioni e/o, 2014, pp 608, traduzione Marina Bistolfi

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La melodia di Vienna narra la storia di tre generazioni della famiglia Alt, viennese, dal 1888 al 1945. Christoph Alt, patriarca della famiglia, è un fabbricante di pianofortii migliori che l’Austria (e forse il mondo) abbia mai visto, sui cui tasti hanno preso vita le melodie di Mozart e Haydn, Beethoven e altri ancora. Assieme alla fabbrica, Christoph fonda una grande casa di tre piani al numero 10 di Seilerstätte. Alla sua morte lascerà un testamento in cui si darà ordine ai discendenti di abitare nella suddetta casa, pena la perdita dell’eredità.
Nel corso della loro vita accadrà di tutto: intrighi alla corte di Francesco Giuseppe, un erede al trono che si innamora di Henriette e dovrà sopportare il peso sulla coscienza del suo suicidio, tradimenti, figli illegittimi ma amatissimi, figli legittimi ma assolutamente detestati, passioni brucianti e relazioni di ghiaccio, guerre (la Prima guerra mondiale, le prime marce della Seconda), l’avvento del nazismo e molto altro. La grande storia attraversa le stanze del numero 10 cambiandone per sempre gli abitanti: gli episodi memorabili sono decine, così come i personaggi e gli eventi.

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NOTTE E NEBBIA, Jean Cayrol, Nonostante edizioni, 2014, pp 188, traduzione Nicola Muschitiello

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Notte e nebbia, dal tedesco Nacht und Nebel. Così erano classificati i prigionieri politici all’interno dei campi di concentramento nazisti. Portavano scritte sulla schiena, come un destino, due grandi “N”. La loro morte, ci ricorda infatti Boris Pahor nella postfazione, «sarebbe stata un viaggio notturno nella nebbia, finito in fumo nei camini del forno crematorio». Come il nano Alberich nel Rheingold di Wagner, una volta indossato il Tarnhelm, sparisce in una nube di fumo al canto di Nacht und Nebel, niemand gleich – da cui l’omonimo decreto emanato da Hitler nel dicembre del 1941 –, allo stesso modo i deportati con il triangolo rosso dovevano sparire senza lasciare traccia, senza essere nominati. Erano «i più disgraziati tra i disgraziati», condannati a un’eliminazione segreta. Jean Cayrol, scrive ancora Pahor, «fu uno di questi disgraziati che riuscì a salvarsi», a ritornare dalla Necropoli. Nel 1946, reduce dall’esperienza concentrazionaria, compose la raccolta di poesie Poèmes de la nuit et du brouillard, che trovò poi il suo prolungamento in forma narrativa nel testo che Cayrol scrisse qualche anno dopo, nel 1955, per il documentario di Alain Resnais Nuit et brouillard, realizzato in occasione del decimo anniversario della liberazione. Un tentativo di rendere, come egli stesso dichiarò in un articolo apparso l’anno successivo su “Les Lettres Françaises”, «la testimonianza vivente, incredibile, delle manifestazioni estreme dell’oppressione e della forza messa al servizio di un sistema che non ha avuto rispetto dei diritti elementari». Non un semplice «reliquiario raffreddato» o solamente «un esempio sul quale meditare», ma, come suggerisce Cayrol stesso, «un “dispositivo d’allerta” contro tutte le notti e tutte le nebbie». Un appello rivolto a noi tutti che – così recita la voce di Michel Bouquet in conclusione del film – «facciamo finta di credere che tutto questo appartenga a una sola epoca e a un solo paese, e non pensiamo a guardarci intorno e non sentiamo il grido senza fine». 

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NIDI DI RONDINE, Kim Thuy, Nottetempo, 2014, pp 156, traduzione Cinzia Poli

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Madrialbero di fuocosandali di legnocucinagrattare il ventorondinegiada, dire addiobaciareautunnosilenzio: con la leggerezza e l’attenzione di una calligrafa, Kim Thúy costruisce il racconto delle tre vite di una donna come un incantevole dizionario di oggetti, stati d’animo, esperienze, ricordi. In un’ipnotica oscillazione temporale tra passato e presente, percorriamo l’infanzia di Mãn in Vietnam, con le sue meraviglie, le sue durezze e l’amore delle tre madri che, l’una dopo l’altra, l’hanno partorita, raccolta in un orto come una piantina e allevata; la storia della sua vita in Canada e del matrimonio con un ristoratore vietnamita, un rapporto liscio e piatto come uno “spazio fra due flutti”, in cui la passione per la cucina e la cura minuziosa delle ricette diventano una lingua alternativa per esprimere sentimenti sopiti e nostalgie. E l’irruzione all’orizzonte di una terza vita possibile, l’incontro con un uomo che sembra un appuntamento col destino, in cui si può guadagnare tanto, e altrettanto perdere.
 

 

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ARCANO 21, Luca Ragagnin, Del Vecchio Editore, 2014, pp 480

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Arcano 21 è la cronaca a posteriori di un "viaggio" nel meraviglioso mondo delle librerie. Un libraio di lungo corso narra la sua discesa negli inferi del micromondo del mercato librario con tutta la teoria di personaggi grotteschi ed esilaranti, situazioni raccapriccianti e surreali, visioni del mondo e identità di varia natura. Davanti agli occhi sfilano la libreria “alternativa” e culturale, poi quella della cooperativa universitaria, e poi, perché no, la bancarella cittadina, la libreria “di servizio” per gli studenti, e anche la libreria di catena. E nella testa del narratore tutti i personaggi più amati della letteratura mondiale, da Don Chisciotte a Siddharta a Don Ciccio Ingravallo, che si incontrano e dialogano l’un con l’altro restituendo di volta in volta un punto di vista decisamente peculiare sugli eventi narrati. Immagini mentali ma forse no, i personaggi si fanno a tratti più reali del reale: il loro intervento scompone il susseguirsi lineare degli eventi, e insieme contribuisce a legare gli avvenimenti e le conseguenze su un piano meno concreto, dove regnano l’ironia e la satira. E poi, d’improvviso, ecco che il lettore viene guidato da un terzo filo, che percorre e tocca ogni pagina: per tutto il romanzo, seguiamo le vicende di un glicine, che nasce e sboccia, e il cui destino è legato saldamente a quello del protagonista. Rapito dagli eventi, il lettore, cullato e scosso dalle vicende, ride di gusto alla rappresentazione delle conventicole dell’editoria e dell’accademia, che sono specchio di tutto un sistema, e poi si commuove per la direzione del mondo. E soprattutto si entusiasma per il potere eversivo dell’immaginazione che tiene insieme tutto l’universo.

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VOGLIO VIVERE UNA VOLTA SOLA, Francesco Carofiglio, Edizioni Piemme, 2014, pp 182

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La vita di Violette è uguale a quella di tante bambine. Due fratelli, Jean e Augustin, una madre premurosa, un padre completamente assorbito dal lavoro. Un cane, Javert, conosciuto per caso e amato all’istante. E tante case: la prima a Roma, poi a Parigi, infine a Plouzané, in Bretagna, a pochi metri dal mare, il posto migliore per curare le ferite dei sogni non realizzati.
Le giornate di Violette corrono leggere, come quelle di tanti bambini, tra passeggiate, chiacchiere, giochi e letture. Le notti sono diverse. Perché Violette non dorme, cammina al buio, i piedi scalzi, l’abito celeste. Riempie le ore contando i libri dei genitori, tremilaottocentosettantotto per l’esattezza, sistema tutti i ricordi nel ricordario, per non perderli più.
E ogni giorno guarda il mondo e lo vede cambiare, le persone vanno a una velocità differente, crescono, invecchiano, spariscono. Invece lei rimane sempre la stessa, le stesse mani, lo stesso viso. Perché Violette è la bambina che non c’è. Non è mai nata, è il desiderio perfetto di tutti loro, mamma, papà, Jean e Augustin. Eppure vive, ride, corre, esiste, almeno fino a quando qualcuno continuerà a pensarla.
Sul confine magico che divide la realtà dal sogno, Violette ci racconta il suo mondo con una leggerezza allegra e malinconica, raccogliendo gli attimi, le emozioni e i gesti che nessuno riuscirebbe mai a immaginare. 

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DISTURBO DELLA QUIETE PUBBLICA, Richard Yates, Minimum fax, 2014, pp 248, traduzione Mirella Miotti

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Richard Yates è considerato dalla critica uno dei grandi classici del Novecento letterario. Nei suoi libri ha saputo rappresentare come pochi altri le ombre del Sogno Americano, ispirando generazioni intere di scrittori e dando vita al «realismo sporco» di Raymond Carver e Richard Ford. Il suo capolavoro Revolutionary Road è stato inserito dalla rivista Time tra i «100 migliori romanzi in lingua inglese», ed è stato portato recentemente sul grande schermo dal regista Sam Mendes in un film interpretato da Leonardo DiCaprio e Kate Winslet. In Disturbo della quiete pubblica Yates torna a dissezionare con sguardo penetrante e una scrittura precisa e implacabile l’apparente normalità della middle class americana, ma stavolta con toni ancora più drammatici: sullo sfondo dell’ottimismo e della prosperità dell’era Kennedy si disegna la storia di John Wilder, impiegato trentaseienne che sogna il successo come produttore cinematografico e invece conoscerà soltanto il fallimento delle proprie ambizioni e una discesa ineluttabile nell’alcolismo e nella follia.

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ONDA, Sonali Deranyagala, Neri Pozza 2014, pp 208, traduttore Brovelli Chiara.

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Il 26 dicembre 2004 uno tsunami si abbatte sulle coste dell’Oceano Indiano e uccide circa 275.000 persone. Sonali Deraniyagala sta parlando con un’amica, mentre suo marito è sotto la doccia e i suoi due bambini giocano con i regali ricevuti a Natale, quando dalla finestra vedono il mare gonfiarsi in un’onda alta venti metri, diretta verso il loro hotel. Lasciano di corsa la stanza, salgono sulla jeep e fuggono verso l’interno, ma l’onda è troppo veloce e li colpisce. Quando Sonali riprende conoscenza è nuda dalla cintola in giù e coperta di fango. Ma, soprattutto, è sola. Non c’è traccia di suo marito, al posto di guida, né dei bambini sui sedili posteriori. Intorno a lei galleggiano soltanto i resti degli hotel, delle case dei pescatori e delle imbarcazioni per turisti. Sonali viene portata in stato di shock a casa di sua zia, a Colombo. Non può credere che tutta la sua vita non esista più, che i suoi cari, il suo passato – e il suo futuro – siano stati spazzati via da quell’onda. Inizia così ad andare alla deriva, mescolando antidepressivi e alcolici; smette di dormire; e, quando suo fratello vende la casa di famiglia, ogni notte va a svegliare i nuovi inquilini olandesi, suonando il clacson o sparando a tutto volume una delle canzoni preferite del marito. Neppure quando torna a Londra, le cose migliorano. C’è sempre quella stessa domanda che le ronza in testa: come si torna alla vita dopo un’immane tragedia? Con uno stile scarno e potente che rifiuta ogni sentimentalismo, Sonali Deraniyagala lascia che a parlare sia la sua storia vera: un’esperienza terribile ed estremamente umana che l’autrice decide di raccontarci perché la memoria dei suoi cari, e di tutte le altre vittime di quella tragedia, non si perda nel tempo. Finalista al National Book Critics Award e inserito dal New York Times nei migliori libri del 2013, Onda è un libro commovente e coraggioso sulla perdita, sul dolore ma, soprattutto, su quell’amore eterno che ci spinge a reagire, anche quando tutto sembra perduto.
 

 

 


 

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