“La repubblica dell’immaginazione” di Azar Nafisi

Di Angelo D’Andrea

Dove andare? Fuori, sì. Che bel sole! Passeggiare, correre, pedalare. Ad un metro di distanza, se si è in compagnia. Dove altro passare qualche ora, in questo weekend? Non in un locale troppo affollato, non al teatro, al cinema, al museo, in biblioteca, allo stadio, al campetto di quartiere… Mah, prendo questo libro, vado in questo “luogo” e ve ne vorrei parlare.

Credo che sia il Paese in cui molti vorrebbero vivere, forse è il Paese in cui molti di noi già vivono. Un posto non indicato sulle carte geografiche, non è una destinazione di Google Maps. Nessuno ci arriva così facilmente. Ci si arriva dopo anni trascorsi a farsi un passaporto molto particolare. Il passaporto della lettura. Eh sì, è la lettura (e la letteratura) che apre l’accesso alla Repubblica dell’Immaginazione. E leggendo, riflettere su cosa significa “casa” e “radici”. Casa e terra. Mondi da abitare, mondi in cui crescere. Mondi che, a differenza di quelli fisici, non puoi perdere, nessuno te li può togliere.

Azar Nafisi, iraniana per nascita, in questo suo meraviglioso, colto, profondo, libro racconta come da esule è diventata cittadina americana. Lo è diventata non con un formale giuramento alla bandiera nel 2008 ma molto tempo prima, grazie alle storie, ai personaggi, agli autori della letteratura americana conosciuta, studiata, ascoltata fin da bambina anche grazie alle letture ad alta voce di suo padre.

La Nafisi racconta da una posizione di privilegio. Lei è una docente universitaria di letteratura ma, di certo, indica e condivide ciò che è stata la sua fortuna: aver capito che la letteratura può facilitare un processo di integrazione (per chi emigra), di trasformazione (per chi vuole andare oltre gli stereotipi), e infine di emancipazione (per chi sente a rischio la libertà d’opinione).

La Nafisi racconta la sua America, un “nuovo mondo in tre libri”, un viaggio tra autori che hanno dato alla sua anima una nuova casa, nuove radici al grande albero dei suoi valori individuali di donna i quali sono sotto minaccia dal 1979 ad oggi, dalla Rivoluzione khomeneista all’Iran attuale.

Dopo “Leggere Lolita a Teheran”, anche qui, la mia impressione è che la Nafisi intrecci vita e letteratura con tale maestria da farmi percepire un unico disegno, e cioè, come l’una sia al servizio dell’altra, e quanto la “lettura creativa”, la lettura profonda possa fare davvero la differenza per chi vive situazioni, diciamo nella maniera più ampia possibile, di “spaesamento”. Praticamente tutti, in un modo o nell’altro.

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