“Sara al tramonto” di Maurizio De Giovanni

Di Doris Alberti

Una copertina nera, una donna dai capelli grigi di cui non si vede il volto e una frase: “Solo una donna che ha perso tutto può essere invisibile.” 

Questi tre elementi ci portano direttamente nel nucleo più profondo di “Sara al tramonto” di Maurizio De Giovanni, edito da Rizzoli. Il primo romanzo della serie che l’autore dedica a questo personaggio ispirato, come dice lui stesso al termine del libro, a “una misteriosa signora dai capelli grigi e il volto senza trucco, bellissimo, in sosta sotto la pioggia nella via dove abito”.

“Sara al tramonto” è un noir: c’è un mistero da risolvere, c’è un’indagine, ma soprattutto è il ritratto appassionato e sottile di una donna, Sara, che le vicende della vita hanno reso invisibile. Ed è proprio il filo di questa invisibilità reale o apparente che rende questo romanzo intrigante, al di là della trama principale.

L’indagine riguarda la morte di un affarista senza scrupoli, Andrea Molfino, per la quale è già stata condannata la figlia Dalinda, e il mistero delle condizioni di salute della figlia di lei, Bea, affidata agli zii, che sembrano peggiorare di giorno in giorno.

Ad indagare, un quartetto scombinato composto da Sara, ex agente dei servizi segreti che viene richiamata in causa da una vecchia collega; Viola, la compagna del figlio di Sara, morto prematuramente, che sta per dare alla luce un bambino; Davide Pardo, il poliziotto che ha condotto le indagini che hanno portato in carcere Dalinda; e il suo cane, un bovaro del bernese.

Un quartetto scompigliato che regala ironia e momenti esilaranti in molti passaggi del romanzo. Come non ridere dell’incapacità di Pardo di gestire il proprio cane che lo trascina per le vie della città come se fosse sugli sci d’acqua, o dei battibecchi taglienti tra Pardo e Viola che, al di là dell’apparenza fragile, mostra di essere più che mai acuta ed assertiva?

Ma, come dicevo, è Sara la protagonista indiscussa del romanzo: Sara che sa leggere a distanza le labbra delle persone e che, attenta alle loro espressioni e gestualità, sembra intuire anche i loro pensieri.

Sara che, proprio sviluppando questo suo dono, sembra aver perso le proprie di espressioni, diventando incorporea, sfuggente, inafferrabile. 

Sara che invece è bella con i suoi occhi azzurri penetranti. Sara che invece è viva nonostante il suo stesso desiderio di morte. Sara che incute timore e sospetto per il suo atteggiamento distaccato e i suoi poteri. Sara che dietro la nebbia che la avvolge ha un cuore che batte forte.

Sara e il tormento della notte: non per la paura di rimanere insonne ma, al contrario, per la paura di addormentarsi, perché è lì, quando si abbandona al suo inconscio, che le sembra di precipitare in un vortice senza fine. Ed è sempre lì che orgasmi impetuosi la assalgono ricordandole che il suo corpo è vivo, nonostante tutto.

Sara e il tramonto: il momento della giornata in cui avvengono i suoi incontri con Viola su una panchina del parco. Qui trascorre gli unici istanti che sembrano ancora proiettare un cono di luce in tutto quel buio, grazie a Viola e al bambino che porta in grembo.

Sara sembra essere una donna priva di sentimenti e di emozioni, eppure ha amato ed è stata amata con grande passione.

Lo scontro di queste due realtà è narrato con grande maestria da De Giovanni che, con una scrittura netta, ritmata e priva di sbavature, ti fa inghiottire le pagine alla ricerca di quelle righe in corsivo che qua e là ricordano una Sara vitale e innamorata.

“Sara al tramonto” è un romanzo ben congegnato, che unisce il desiderio di dipanare il mistero che avvolge Bea al desiderio di capire chi è veramente quella donna dai capelli grigi che sa leggere le labbra degli altri e che ricerca in ogni piccolo fremito di quelle labbra la verità.

“Sara al tramonto era diversa. Sara al tramonto aveva nel cuore una porta aperta in cima a una scala a chiocciola, e quella porta era la sua debolezza.” 


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